La polemica fra bagnini e maestri elementari ci insegna due cose molto interessanti sulla scuola italiana. Com’è noto, l’Emilia-Romagna riaprirà in via sperimentale le scuole il 31 agosto e ciò ha causato un’insurrezione nel settore balneare, il quale teme un’erosione delle presenze in coda a un’estate che già non si preannuncia felicissima quanto a indotto. Se le consideriamo sotto una prospettiva puramente materiale, le scuole sono degli edifici e, nei mesi estivi, sono degli edifici vuoti: la sorpresa destata dalla notizia che all’assessorato regionale competente – ma solo in una delle regioni più illuminate d’Italia – sia sovvenuto a un tratto che quegli spazi possano essere utilizzati per qualche settimana in più rispetto alle canoniche trentatré implica che di solito (e altrove) la scuola non viene vista come una risorsa, bensì come un peso di cui sbarazzarsi, una catena da cui fuggire il prima e il più a lungo possibile. E questa è la prima cosa.Inoltre, è bene specificare che l’iniziativa emiliano-romagnola non comporta un anticipo delle lezioni, non sia mai, ma soltanto attività sportive, ludiche, creative e d’intrattenimento; è una sorta di approccio omeopatico volto a irretire i bambini, attraendoli all’interno delle mura scolastiche con la promessa che non impareranno nulla ma si divertiranno. Infatti, a preoccuparsi sono stati gli albergatori, i ristoratori, i bagnini. In Italia la scuola fa concorrenza al turismo, e questa è la seconda cosa.