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Gli operai della Electrolux di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, pensano che la fine della loro fabbrica sia cominciata quando l’azienda ha smesso di fare le cappe aspiranti per cucine di alta gamma, che sapevano fare solo loro, per passare a quelle prodotte in serie, che invece possono fare tutti. Dicono che li ha rovinati la catena di montaggio, nel senso che la loro forza era la manualità e la capacità di fare prodotti quasi artigianali: ma quando la produzione è stata standardizzata e la qualità delle cappe è stata abbassata, per loro è cominciata la crisi. La storia è più complessa di come viene raccontata, ma è vero che a seguito di quella scelta industriale lo stabilimento è andato in crisi, e ora Electrolux vuole chiuderlo.
Lo stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi (Angelo Mastrandrea/il Post)
Per questo, di primo mattino i lavoratori sono tutti davanti ai cancelli. Hanno montato un gazebo con un tavolo e alcune sedie e affisso striscioni e cartelli contro la chiusura della fabbrica. La presidiano a turno dall’11 maggio, quando l’azienda aveva comunicato ai sindacati durante un incontro a Venezia che l’impianto sarebbe stato chiuso, la produzione spostata in Polonia e loro licenziati. Attualmente ci lavorano 172 persone: 81 sono operai, gli altri impiegati e dirigenti.














