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Il tavolo al Mimit si conclude in un nuIla di fatto, le parti si aggiorneranno il 15 giugno. Il ministro Urso e il governatore Acquaroli: "Piano irricevibile, l’azienda lo ritiri". Lavoratori in mobilitazione continua.

Electrolux non torna indietro. Lo stabilimento di Cerreto è destinato alla chiusura, almeno stando alle intenzioni della multinazionale svedese dell’elettrodomestico. Ma il Governo e la Regione Marche alzano la voce al tavolo ministeriale convocato per ieri a Roma al Mimit tra tutte le parti: "Il piano è irricevibile e va ritirato". Una fumata nerissima per Cerreto. Il tavolo è stato aggiornato al prossimo 15 giugno. E intanto i lavoratori continuano la mobilitazione. "L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Il lavoro non è carità. Cerreto non si arrende. Senza paura". Sono alcuni degli slogan urlati dai cartelloni portati sotto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), dove ieri, all’ora di pranzo, sono arrivati una cinquantina di operai (tra loro anche qualche impiegato) dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Davanti ai cancelli del ministero si protesta per difendere il futuro, perché "non chiude una fabbrica, si spegne il futuro". Eppure, dentro il Palazzo, la multinazionale svedese Electrolux ha sostanzialmente confermato il piano industriale, senza alcun dietrofront: Cerreto, con i suoi 170 dipendenti, resta l’unico stabilimento italiano destinato alla chiusura definitiva. Il piano globale del gruppo prevede il taglio di 1.719 dipendenti in Italia, di cui 994 operai e 725 figure di staff. La società punta a mantenere quattro siti produttivi (Susegana, Porcia, Solaro e Forlì) per i prodotti di medio e alto di gamma, sacrificando lo stabilimento dell’Anconetano. Nel dettaglio della forza operaia, i tagli prevedono la riduzione di 310 unità a Susegana, 256 a Porcia, 106 a Solaro, 241 a Forlì e 81 a Cerreto d’Esi. Per lo staff, si parla di 392 esuberi nella ricerca e sviluppo, 183 nelle operazioni e 150 nelle funzioni di supporto. Netta la posizione del Governo. "Il piano presentato dall’azienda è irricevibile e inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali", ha dichiarato il ministro Adolfo Urso in apertura del tavolo al Mimit, che vede riuniti sindacati, Regioni e Comuni. Le istituzioni cercano una linea unitaria, ma il territorio respinge l’idea che la solidarietà si riduca a un mero ammortizzatore sociale: a Cerreto la battaglia è appena iniziata. "Chiedo a Electrolux di ritirare il piano – ha aggiunto Urso – e di aprire un confronto vero, per costruire una soluzione industriale condivisa e sostenibile, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione". Dello stesso tenore il governatore delle Marche, Francesco Acquaroli: "Per quanto ci riguarda questo piano industriale è irricevibile e inaccettabile. Le difficoltà che il comparto manifatturiero europeo sta attraversando, dai costi energetici alla logistica fino alle tensioni internazionali, sono criticità reali - ha aggiunto il governatore - Ma una crisi di sistema deve essere affrontata in modo strutturato e condiviso, non scaricando sui territori e sui lavoratori il peso di queste dinamiche". L’incontro si è svolto alla presenza del ministro Adolfo Urso e del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani. Hanno partecipato, oltre al presidente Acquaroli, l’assessore regionale al Lavoro Tiziano Consoli, la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo, le rappresentanze sindacali, i rappresentanti istituzionali e territoriali e i rappresentanti della proprietà. "Cerreto rappresenta oltre 50 anni di storia industriale. Parliamo di 170 lavoratori, di famiglie e di un territorio che non può essere considerato una semplice variabile di bilancio".