LavoroMentre la multinazionale spiega le criticità a produrre in Italia, è in corso lo sciopero dei lavoratori e il presidio al Mimit contro i 1.700 esuberi annunciati nel nostro Paese. Annunciati i numeri sito per sitodi Cristina Casadei25 maggio 2026«Piano irricevibile». Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha sintetizzato così ai manager della multinazionale dell’elettrodomestico Electrolux la posizione del Governo sul loro piano che prevede 1.700 esuberi nel nostro Paese, invitandoli a ripresentarsi il 15 giugno, con un nuovo piano. Nell’incontro al Mimit, a cui hanno partecipato le istituzioni e le associazioni industriali, c’è stato un duro braccio di ferro tra la multinazionale svedese e i sindacati (Fiom, Fim e Uilm). L’incontro è avvenuto mentre era in corso lo sciopero negli stabilimenti e il presidio fuori dal ministero.La posizione del ministeroAl tavolo da un lato il ministro Urso ha spiegato ai manager che «il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. È quanto ho espresso fin da subito, appena avuta notizia di quanto l’azienda aveva preannunciato ai sindacati. Una posizione che ho ribadito anche la scorsa settimana, incontrando i rappresentanti delle Regioni, al fine di giungere a una posizione unitaria delle istituzioni». Urso ha inoltre evidenziato che «la presenza di Confindustria ai tavoli di crisi sia particolarmente significativa e debba diventare sempre più strutturale e continuativa, perché ritengo importante la partecipazione del sistema industriale anche in un lavoro di sistema sulle soluzioni delle crisi. È un percorso su cui stiamo lavorando insieme al presidente Emanuele Orsini, di cui faremo ovviamente partecipi Regioni e sindacati».I timori dei sindacati sul controlloDall’altro lato i sindacati hanno anch’essi chiesto alla multinazionale di ritirare il piano di 1.700 esuberi negli stabilimenti italiani per poter iniziare a discutere la riorganizzazione del lavoro. Sullo sfondo c’è la preoccupazione della possibile avanzata di Midea, la società cinese che ha già una joint venture e una partnership con Electrolux, ma limitatamente agli stabilimenti americani. Il timore dei sindacati è che la ristrutturazione e il piano di tagli sia finalizzato a un cambio del controllo della società. Si tratta di ipotesi su cui la multinazionale non ha espresso commenti, limitandosi a confermare lo stato di fatto. La conferma del piano di esuberiIl management di Electrolux ha però spiegato a tutti i presenti che ci sono molte criticità a produrre in Italia dove il settore dell’elettrodomestico soffre non solo a causa della crisi del consumatore medio, ma anche per evidenti difficoltà produttive causate dagli alti costi di energia, lavoro, acciaio e componentistica che raggiungono livelli “insostenibili”. Nelle slide presentate da Electrolux al Mimit, è stato evidenziato che 12 stabilimenti di altre aziende di elettrodomestici in Europa hanno cessato l’attività dal 2024 o sono in procinto di farlo: «Nonostante il nostro continuo impegno - viene sottolineato - il contesto non è più sostenibile nell’attuale assetto». L’acciaio in Europa risulta più caro di circa il 31% rispetto alla Cina e del 27% rispetto alla Thailandia. Il costo orario della manodopera nell’Europa occidentale è pari a 37 euro, contro i 12 dell’Europa orientale, i 9 della Turchia e i 5 dell’Asia, quindi fino a quasi 8 volte superiore rispetto ai concorrenti asiatici. Il costo dell’energia è di 204 euro a megawattora in Europa occidentale, contro i 114 dell’Asia e i 77 della Turchia, quindi quasi il doppio rispetto all’Asia e oltre due volte e mezzo rispetto alla Turchia. Un divario che è andato via via crescendo negli anni e che Electrolux ha cercato di tamponare orientando la produzione sull’alto di gamma. Questo però adesso non basta più e non sembrano esserci i presupposti per tornare indietro sul piano da 1.700 esuberi che è stato annunciato. I numeri del piano stabilimento per stabilimentoIl piano di Electrolux prevede il taglio di 1.719 dipendenti, di cui 994 operai e 725 dipendenti di staff. La società, secondo quanto spiegato ieri, manterrebbe 4 stabilimenti in Italia ossia Susegana in provincia di Treviso, Porcia in provincia di Pordenone, Solaro in provincia di Milano e Forlì per la produzione di forni, lavatrici, frigoriferi a incasso e lavastoviglie medio e alto di gamma. Il quinto stabilimento, quello di Cerreto d’Esi (Ancona) dove vengono prodotte cappe è destinato alla chiusura. Secondo il piano presentato al Mimit, la società prevede la riduzione di 310 operati a Susegana, 256 a Porcia, 106 a Solaro, 241 a Forlì e 81 a Cerreto d’Esi. Per quanto riguarda i lavoratori di staff, i tagli sono relativi a 392 posizioni nell’advanced research & product, 183 nelle operazioni centrali e locali e 150 nelle funzioni di supporto.
Electrolux, per Urso piano irricevibile. Nuovo incontro il 15 giugno
Mentre la multinazionale spiega le criticità a produrre in Italia, è in corso lo sciopero dei lavoratori e il presidio al Mimit contro i 1.700 esuberi annunciati nel nostro Paese. Annunciati i numeri sito per sito















