È cominciato nel pomeriggio di lunedì 25 maggio il tavolo di confronto convocato a Roma, al Ministero delle imprese e del made in Italy, sulla crisi di Electrolux. Presenti il ministro Adolfo Urso, i sindacati, i rappresentanti di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni dove hanno sede gli stabilimenti interessati dal piano dell'azienda che ha annunciato 1.700 esuberi in Italia, inclusi Susegana (Treviso) e Porcia (Pordenone). Governo e sindacati hanno parlato di un piano «irricevibile» chiedendone il ritiro e la tutela dei lavoratori.
Il ministro «Il piano presentato dall'azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l'assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. È quanto ho espresso fin da subito, appena avuta notizia di quanto l'azienda aveva preannunciato ai sindacati. Una posizione che ho ribadito anche la scorsa settimana, incontrando i rappresentanti delle Regioni, al fine di giungere a una posizione unitaria delle istituzioni» ha dichiarato il ministro Adolfo Urso in apertura del tavolo. Il ministro ha poi invitato l'azienda a illustrare compiutamente il piano.La situazione Il piano prevede circa 1.700 esuberi, circa il 40% dei lavoratori e la chiusura della fabbrica di Cerreto d'Esi (Ancona). Fuori dal ministero i lavoratori sono in presidio con bandiere e striscioni: «Art.1.: l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro», si legge su un cartello; «Cerreto non si arrende», hanno scritto su un altro i lavoratori dello stabilimento marchigiano a rischio chiusura. «Resisteremo ancora un minuto in più di Electrolux», si legge sulle magliette dei dipendenti di Forlì, al centro di grandi proteste nel 2014.














