Non si può negoziare con la «pistola dei licenziamenti puntata alla testa dei lavoratori», ha commentato il segretario generale della Fiom-Cgil Michele De Palma davanti agli operai in presidio davanti palazzo Piacentini, dove ieri si è svolto il primo tavolo sul piano industriale di Electrolux. Il confronto, convocato dal ministro dell’Industria Adolfo Urso, ha visto discutere i sindacati, i vertici dell’azienda, i comuni e le regioni dove sono presenti gli stabilimenti coinvolti e Confindustria.

La multinazionale svedese è stata messa in una posizione di isolamento e costretta a impegnarsi a presentare un nuovo piano entro il 15 giugno, data in cui si terrà un nuovo tavolo. A chiedere il ritiro dei 1719 esuberi e della chiusura totale della sede di Cerreto d’Esi sono state tutte le parti coinvolte. Urso ha anche promesso che nel frattempo, giovedì, porterà la questione all’attenzione del Consiglio Competitività dell’Unione europea.

I numeri dell’azienda suggeriscono che quello che era stato presentato come un piano di ottimizzazione consiste invece in una previsione di disimpegno dall’Italia. Prevede infatti il taglio del 40% della forza lavoro nella penisola, con oltre 400 licenziamenti a Forlì e 300 a Susegana (Treviso). Come denunciato dalla Fiom, tale strategia porterebbe alla cessazione della produzione nazionale, perché dimezzerebbe la capacità produttiva attraverso il trasferimento dei prodotti all’estero.