PORDENONE - Un fronte compatto, istituzionale e sindacale, ha respinto senza esitazioni il piano industriale presentato da Electrolux al tavolo convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La richiesta è unanime: il piano va ritirato, altrimenti «non ci sarà alcun confronto possibile». La risposta dell’azienda arriverà il 15 giugno, data del prossimo incontro al tavolo al quale Electrolux dovrebbe presentarsi con un vero piano industriale. Urso ha aperto l’incontro definendo la proposta aziendale «irricevibile e inaccettabile», chiedendo all’azienda di sospendere «ogni iniziativa unilaterale» e di presentarsi al prossimo appuntamento con «una proposta industriale concreta, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione». Il ministro ha ricordato che «le crisi industriali vanno governate, non subite» e che il Governo è «pronto a fare la propria parte».

Accanto a lui, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha definito «drammatici e inaccettabili» i numeri previsti per Porcia, gli oltre 250 licenziamenti tra gli operai, «la chiusura della linea delle lavasciuga, 228mila unità in meno prodotte. Non può essere il nostro territorio a pagare il prezzo di scelte poco lungimiranti». Ciriani ha ribadito che «Governo, Regione, Comune e sindacati sono tutti concordi nel chiedere il ritiro del piano». Electrolux, via al confronto al Ministero. Governo e sindacati: «Il piano esuberi è irricevibile». A Susegana 310 posti in meno, a Porcia 262 IL PIANO Il piano: 1.719 esuberi, una fabbrica chiusa, R&D colpita al cuore. La presentazione aziendale quantifica in 1.719 gli esuberi sui 4.500 dipendenti italiani. Nel dettaglio – limitato alle figure degli operai – prevede a Susegana 310 esuberi, a Porcia 256, a Forlì 241, a Solaro 106, a Cerreto d’Esi 81 esuberi, con chiusura totale dello stabilimento. A questi si sommano le eccedenze nell’area di Staff e R&D, ben 725 esuberi, di cui 392 in Advanced Research & Product Staff. È proprio quest’ultimo dato a preoccupare maggiormente istituzioni e sindacati: più di un esubero su due tra le funzioni non operaie colpisce la Ricerca e Sviluppo, cuore tecnologico del gruppo. «Sono dati che preoccupano moltissimo», ha osservato l’assessora del Friuli Venezia Giulia Alessia Rosolen, sottolineando che «non siamo di fronte a una crisi congiunturale, ma a un problema industriale e strategico». Rosolen ha chiesto inoltre di «escludere qualsiasi collegamento tra la riorganizzazione e ipotesi di vendita a Midea». Dal Veneto, l’assessore Massimo Bitonci ha ribadito la posizione unitaria delle Regioni: «Ritiro immediato del piano, cancellazione dei 1.700 esuberi, tutela integrale dei livelli occupazionali e produttivi. È inadeguato un progetto di decrescita basato su un taglio lineare del 40% della forza lavoro italiana». SINDACATI E NODO INDUSTRIALE Durissime le reazioni delle sigle nazionali. Per la Fiom, Michele De Palma parla di «un messaggio chiarissimo arrivato dagli scioperi: il piano va ritirato. Non negoziamo con la pistola puntata alla tempia». De Palma denuncia anche la rottura del rapporto fiduciario: «Mentre discutevamo di accordi, l’azienda lavorava agli esuberi». La Uilm avverte: «Se Electrolux non cambierà atteggiamento, si valuti la restituzione degli incentivi pubblici ricevuti». Per la Fim Cisl, il piano «non è una ristrutturazione, ma uno smantellamento industriale basato su logiche finanziarie». Tutti i territori chiedono una strategia nazionale ed europea. «Serve una politica industriale e della concorrenza seria», afferma Rosolen. Confindustria, con Michelangelo Agrusti, propone un’alleanza con Germania e Polonia per difendere il settore dalla concorrenza asiatica: «Non possiamo lasciare un deserto industriale nella seconda potenza manifatturiera d’Europa» e ripropone il tema delle regole Ue e di dazi selettivi sulle importazioni dal Far East. Nel frattempo, tra venti giorni Electrolux dovrà rispondere alla richiesta unanime di ritiro del piano.Senza questo passaggio, il confronto non potrà nemmeno iniziare. Sul tavolo restano i nodi più sensibili: il futuro di Cerreto d’Esi, la tenuta di Porcia e Susegana, il destino del centro R&D di Pordenone e la natura della partnership con Midea. Il Governo, le Regioni e i sindacati hanno già tracciato la linea: «Il piano va ritirato». A sostegno della vertenza e in difesa degli stabilimenti e dei posti di lavoro, la mobilitazione di sindacati e lavoratori va avanti. Ieri, giornata di sciopero in tutto il Gruppo Electrolux con presidio delle portinerie delle fabbriche e delegazioni di lavoratori a Roma a manifestare davanti alla sede del Ministero. Ha fatto eccezione Porcia, chiusa per uno dei 4 giorni calendarizzati di rallentamento produttivo.