Il ministro dei Rapporti con il Parlamento ha risposto a una interrogazione del Pd

giovedì 21 maggio 2026

di Maria Beatrice Rizzo

PORDENONE - Per il Governo è "inaccettabile" il nuovo piano di riorganizzazione Electrolux che coinvolge diversi stabilimenti in Italia tra cui le sedi di Porcia e Susegana e che prevede circa 1.700 esuberi a livello nazionale. Come preannunciato lunedì dal titolare del Mimit Adolfo Urso, il Governo chiederà l'immediato ritiro del piano industriale e la predisposizione di un nuovo piano che non preveda licenziamenti su cui avviare un confronto tra Governo, Regioni e sindacati.

LA STRATEGIA «Electrolux rappresenta una realtà che, con oltre 4.500 lavoratori in Italia, costituisce uno dei principali presidi industriali europei e un elemento significativo della filiera nazionale degli elettrodomestici, comparto che, nel nostro Paese, coinvolge centinaia di migliaia di addetti e genera un rilevante contributo in termini di fatturato, investimenti e valore aggiunto», ha detto Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento, rispondendo a un'interrogazione del Pd sulla vertenza in atto nel colosso dell'elettrodomestico. Ciriani ha spiegato: «Il Governo si aspetta, anche alla luce degli aiuti statali che nel corso degli anni Electrolux ha ricevuto, una maggiore responsabilità e una strategia fondata su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva». Il ministro pordenonese ha aggiunto che Urso ha discusso della situazione del settore con i Commissari europei competenti in materia. «Così possiamo affrontare al meglio la crisi degli stabilimenti italiani», ha ragionato poi. «È necessario, parallelamente, individuare misure relative anche alla crisi dei produttori europei. Il comparto sta, infatti, scontando le conseguenze della politica del green deal, conseguentemente, la concorrenza sleale da parte di produttori di Paesi terzi che non devono sottostare a regole parimenti stringenti». Anche la viceministra del Lavoro e delle politiche sociali Maria Teresa Bellucci, rispondendo alle interrogazioni, ha confermato. «Il Governo sta seguendo con grande attenzione l'evoluzione della vertenza Electrolux», ha detto. «Ad oggi il ministero del Lavoro e delle politiche sociali non ha ricevuto, per quanto di propria competenza, richieste di incontri. Tuttavia, accanto all'impegno volto a scongiurare soluzioni traumatiche, siamo pronti ad attivare tutti gli strumenti di sostegno al reddito e di tutela sociale previsti dall'ordinamento, affinché nessun lavoratore venga lasciato solo in una fase tanto delicata».Electrolux, Stefani: «Inaccettabili i piani annunciati dall'azienda» IL TAVOLO Ciriani e Bellucci hanno ricordato che è stato convocato per il prossimo 25 maggio, al Mimit, un tavolo istituzionale dedicato alla vertenza, al quale prenderanno parte l'azienda, le organizzazioni sindacali e le Regioni interessate. Per quella data, a Porcia e nelle altre sedi nazionali Electrolux, è previsto un nuovo sciopero. Intanto, è in corso un confronto preliminare tra le Regioni e gli enti territoriali, per determinare una posizione istituzionale unitaria delle parti coinvolte, che possa rafforzare il dialogo con l'azienda e contribuire a introdurre strumenti efficaci per salvaguardare occupazione e produzione. L'obiettivo è "portare avanti il confronto in un clima di responsabilità e collaborazione tra istituzioni, parti sociali e impresa, nella consapevolezza che la difesa del lavoro, delle competenze e della capacità manifatturiera italiana rappresenti un interesse comune che richiede impegno, equilibrio, spirito costruttivo da parte di tutti», ha concluso Bellucci. Ma per il deputato e capogruppo Pd in commissione lavoro Arturo Scotto tutto questo non basta. «Piuttosto servirebbe una presa di responsabilità della Premier Meloni», ha detto. «Il ministro Ciriani se la prende con il green deal ma rimuove un elemento chiave: i dazi del vostro amico Trump». Per Scotto «va votata insieme una norma che dica una cosa elementare: chi ha preso incentivi pubblici nel corso degli ultimi dieci anni e ora vuole licenziare i dipendenti, deve restituire i soldi e quei finanziamenti devono essere reinvestiti nel territorio che è stato colpito da quei licenziamenti».