Ni.Ce.
19 maggio 2026 13:34
Il tavolo su Electrolux che si è svolto lunedì 18 maggio a Venezia
«Il piano presentato da Electrolux è inaccettabile. Al tavolo del 25 maggio al Mimit chiederemo all’azienda il suo immediato ritiro». È quanto dichiarato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, nell’incontro con i rappresentanti delle Regioni sede degli stabilimenti italiani di Electrolux. Dalla riunione è emersa una posizione pienamente condivisa tra Governo e Regioni: difendere la capacità produttiva italiana, salvaguardare l’occupazione e respingere ogni decisione che metta a rischio il futuro industriale del gruppo nel nostro Paese.«Chiederemo a Electrolux un nuovo piano industriale, su cui avviare un confronto vero con Governo, Regioni e sindacati, che non preveda licenziamenti collettivi”, ha aggiunto Urso. “Non accetteremo scelte che colpiscono lavoro, produzione e filiere. Dalla proprietà ci aspettiamo maggiore responsabilità e una strategia fondata su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva, sulla quale siano disposti a fare il massimo sforzo con gli strumenti pubblici».Nel corso della riunione sono state inoltre approfondite le dinamiche di mercato del settore del bianco, le politiche europee e gli strumenti di protezione commerciale volti a difendere la produzione europea dalla concorrenza sleale cinese, a partire dalla revisione del CBAM, assolutamente necessaria, nonché le misure nazionali messe in campo in questi anni a sostegno del comparto.All’incontro hanno partecipato, oltre ai sottosegretari Fausta Bergamotto e Mara Bizzotto, il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, accompagnato da Tiziano Consoli, assessore con delega al lavoro, tutela e sicurezza del lavoro; il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, accompagnato da Giovanni Paglia, assessore alle Politiche abitative, al Lavoro e alle Politiche giovanili; l’assessore allo Sviluppo economico, ricerca e innovazione e attrazione degli investimenti della Regione Veneto, Massimo Bitonci; gli assessori della Regione Friuli Venezia Giulia Sergio Bini e Alessia Rosolen, rispettivamente assessore alle Attività produttive e turismo e assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia; e, infine, l’assessore all’Istruzione, formazione e lavoro della Regione Lombardia Simona Tironi.Stefani: «Tagli inaccettabili. Chiedo il ritiro del nuovo piano industriale che prevede licenziamenti lineari»«Di fronte alla crisi che coinvolge Electrolux non possiamo accettare logiche fatte solo di numeri e percentuali. I tagli lineari annunciati dall’azienda sono inaccettabili perché dietro ogni posto di lavoro ci sono persone, famiglie, competenze e intere comunità che hanno contribuito a fare grande il settore dell’elettrodomestico italiano. Chiedo perciò il ritiro integrale del piano industriale, senza licenziamenti, ed attendo da parte dell’azienda un vero programma di rilancio, e non soltanto una riduzione lineare della forza lavoro». Lo dichiara il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani intervenendo sul confronto aperto tra Regioni, Governo, parti sociali e azienda in vista del tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il prossimo 25 maggio. «Come emerso ieri nel tavolo interregionale tra Veneto e Friuli Venezia Giulia – prosegue Stefani –, il comparto europeo degli elettrodomestici sta attraversando una crisi storica, segnata negli ultimi vent’anni da delocalizzazioni produttive, concorrenza asiatica e turca, aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre che da un eccesso di regolamentazione europea che ha penalizzato la competitività delle imprese continentali».«Electrolux negli anni ha ricevuto sostegno pubblico importante, attraverso ammortizzatori sociali e investimenti destinati a ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica. Per questo oggi è necessario che l’azienda presenti un vero piano industriale e non una mera riduzione lineare della forza lavoro. Parliamo infatti di un taglio del 40% degli addetti che, considerando anche i contratti a termine, rischia di coinvolgere fino a 1.900 lavoratori, senza contare le pesanti ricadute sull’indotto. Numeri che per noi significano famiglie, professionalità e futuro produttivo del territorio». «Il Veneto – aggiunge Stefani – ha una tradizione industriale che non può essere dispersa. Parliamo di marchi che hanno fatto la storia dell’elettrodomestico a livello mondiale e che rappresentano un patrimonio industriale, produttivo e occupazionale strategico per il nostro Paese. Difendere questi stabilimenti significa difendere il saper fare italiano e una filiera che negli anni ha garantito qualità e lavoro, simbolo nel mondo di qualità ed affidabilità. Serve perciò una strategia industriale nazionale ed europea chiara e concreta, capace di tutelare la manifattura dalla concorrenza sleale e dalle delocalizzazioni. Non possiamo permettere che l’Europa perda pezzi fondamentali del proprio sistema produttivo» conclude Stefani.













