Il problema non è tanto se sia competente o meno. Questo è un fatto opinabile. Il punto è capire se il suo tempo da ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso lo investa nel modo più opportuno, fruttuoso. E cioè cercando di dare costantemente risposte su un settore, quello delle politiche industriali, su cui è importante saper concentrare le proprie risorse (economiche, ma anche cognitive). Come abbiamo già anticipato sul Foglio, il titolare del Mimit ha convocato per lunedì 25 maggio al ministero di Via Veneto i vertici di Electrolux, la multinazionale svedese degli elettrodomestici che ha annunciato un piano da oltre 1700 esuberi. Ci saranno anche i sindacati. L’obiettivo è quello di scongiurare danni occupazionali che sarebbero deleteri soprattutto al nord-est (dove Electrolux ha due dei suoi principali stabilimenti). Anche se al momento l’unica vera strategia è prendersela con i dettami del Green deal europeo, che agevolerebbe l’economia cinese. Tanto che le opposizioni hanno avuto gioco facile (l’ha fatto la segretaria del Pd Elly Schlein) a chiedere che il dossier venga sfilato dalle mani di Urso e possa finire direttamente a Palazzo Chigi. Uno scenario caldeggiato anche dalla Fiom.Come detto da queste parti, nella maggioranza di governo (e anche dentro Fratelli d’Italia) la sfiducia nei confronti di Urso è in crescita. Per cui a Palazzo Chigi questo scenario di “sottrarre competenze” non è visto come completamente peregrino. Per evitare fughe in avanti, però, per adesso si attenderanno i primi esiti degli incontri con le sigle che non avverranno solo a livello di Mimit, ma anche nelle regioni, per esempio con i tavoli convocati dei presidenti (leghisti) di Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Anche se non sono passati sotto traccia alcuni articoli di stampa che raccontano molto dell’insofferenza nell’esecutivo: Urso nel 2024 ha istituito un tavolo appositamente per affrontare la crisi “nel settore degli elettrodomestici”. Un consesso che se avesse operato a regime forse avrebbe potuto in qualche modo porre rimedio al caos innescato adesso solo da Electrolux. Solo che quel tavolo sarebbe sì stato istituito. E come ha scritto il Fatto quotidiano avrebbe dovuto occuparsi di “definire le politiche industriali strategiche del paese”. Ma non si sarebbe riunito nemmeno una volta dalla sua nascita. Un dato particolarmente in controtendenza con tutta una serie di altri “tavoli” per cui invece il Mimit si è speso particolarmente in questi mesi (e anni). Mercoledì, infatti, Urso e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sono tornati a riunirsi con i vertici della Guardia di Finanza e con le principali associazioni della grande distribuzione (da Federdistribuzione a Confcommercio). Ne è scaturita la volontà di istituire un altro “tavolo tecnico” contro i meccanismi speculativi. Che poi è un po’ la ratio dietro al costante aggiornamento, sempre al Mimit, del tavolo anti speculazione nel settore dei carburanti, con la partecipazione ancora della Guardia di Finanza e della struttura guidata da Mr. Prezzi.Un altro dei “tavoli” su cui, poi, Urso ha investito di più è quello sulle Piccole e medie imprese. Solo che anche quel lodevole appuntamento per supportare una delle ossature dell’industria italiana si è trasformato in un ulteriore terreno di scontro, visto che le principali sigle del commercio (oltre a Confindustria) quel tavolo l’hanno in più occasioni disertato. Soprattutto per il presunto rischio di sdoganare i contratti pirata. A questi tavoli si deve aggiungere il “Tavolo permanente per la promozione e lo sviluppo del movimento cooperativo”, creato a marzo di quest’anno con l’obiettivo di “studiare e predisporre strumenti per il sostegno, la valorizzazione e la diffusione del movimento cooperativo”. Mentre quello sulla moda risulta essere pienamente operativo e con cospicui stanziamenti decisi dopo il confronto con la categoria.Non c’è nulla di male nel credere che tutto possa essere affrontato con un tavolo apposito. Ma forse anche dall’estrema proliferazione di tavoli diversi dipende lo scetticismo di una parte del governo. Quasi a Chigi si pensasse che, alla fine, la proposta di avocare a sé la gestione del dossier Electrolux come chiedono Schlein e Landini non sia così sbagliata.