Chiusa una crisi, per Giorgia Meloni rischia di aprirsene un’altra. Stavolta legata al ministro delle Imprese guidato da Adolfo Urso. La premier è riuscita, non senza fatica, ad archiviate le pulizie di primavera avviate dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Ma la doccia fredda è arrivata dal piano industriale di Electrolux che ha intenzione di tagliare 1.700 posti di lavoro in tutta Italia e chiudere direttamente lo stabilimento di Cerreto d’Esi in provincia di Ancona.
L’intervento del governo per il momento è limitato alla convocazione di un tavolo da parte di Urso per il prossimo 25 maggio e l’avvio della «ricognizione sulle misure in favore dell’azienda» annunciata dalla sottosegretaria alle Imprese, Mara Bizzotto. Ben poca roba a fronte di una riduzione potenziale del 40 per cento della forza lavoro impiegata nelle fabbriche italiano del colosso svedese dell’elettrodomestico.
La situazione rischia però di esplodere: a fronte dell’inattività di Urso e della sua performance decisamente dimenticabile nel gestire le ultime crisi industriali, opposizioni e sindacati hanno chiesto che il dossier passi nelle mani della presidente del Consiglio. Pd, M5s e Avs hanno sollecitato, contestualmente, un’informativa urgente del ministro e di Meloni alla Camera.










