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13 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:56
Lo definì “necessario” per “conoscere le esigenze della filiera”, descritta come un “settore portante dell’eccellenza del Made in Italy”. La finalità era quella di “definire le politiche industriali strategiche per il rilancio”, così da “rendere competitivo il settore” nonché “sostenere l’occupazione”. Puntava, insomma, a “interventi normativi” specifici e a “politiche e linee di azione dedicate”.
Era il 22 febbraio 2024 quando il ministro delle Imprese Adolfo Urso pronunciava queste parole nel giorno dell’insediamento del tavolo permanente sul settore dell’elettrodomestico. Accanto a lui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e la sottosegretario Fausta Bergamotto. Toni trionfalistici, obiettivi roboanti. In due anni e tre mesi, dopo quella prima convocazione, le riunioni sono state zero. Le aziende della filiera e sindacati non hanno mai più ricevuto alcuna convocazione. Più che un tavolo strategico, un tavolo fantasma. Nato, tra l’altro, già zoppo. Al primo incontro non c’erano rappresentanti di Whirlpool né Electrolux. Cioè le aziende principali in termini di volumi e di occupazione nel settore del bianco nel nostro Paese e le stesse che, in questi due anni, hanno deciso di indebolire la loro presenza. Quel giorno al Mimit, ricorda una fonte sindacale a Ilfattoquotidiano.it, “c’erano solo piccole imprese della componentistica”. Il ministro comunque non ha mai nemmeno provato ad andare avanti nel tracciare una politica industriale per il comparto, lasciando che il fragoroso annuncio diventasse lettera morta.










