Oggi vertice Fedriga-Urso e industriali riuniti. I sindacati: «Gli esuberi saranno di più»

martedì 19 maggio 2026

di Elena Del Giudice

«Gli stabilimenti vanno difesi e con essi anche i posti di lavoro». È l’obiettivo dichiarato di istituzioni, sindacati e anche delle associazioni degli industriali davanti alla annunciata riorganizzazione di Electrolux che punta a tagliare il 40% della produzione in Italia e dell’occupazione, emerso ieri al tavolo convocato dalla Regione Veneto in vista del summit a Roma del 25 maggio al Mimit. Summit che sarà preceduto dall’incontro di oggi tra il ministro Adolfo Urso e le Regioni sedi di stabilimenti Electrolux, e dall’incontro, convocato dal presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti con le territoriali confindustriali, da Assolombarda e Confindustria Emilia Romagna, da Confindustria Veneto Est a Confindustria Ancona, in agenda per questo pomeriggio a Pordenone.

Crisi Electrolux, tavolo Regione Veneto-Friuli e parti sociali: «Fronte comune a Roma». I sindacati: «L'azienda ritiri il piano» IL PUNTO L’assessore alle Attività produttive Sergio Emidio Bini ha ribadito la contrarietà del Fvg al piano annunciato l’11 maggio: «Non possiamo accettare tagli lineari che colpiscono stabilimenti e posti di lavoro. Electrolux ha ricevuto molto dal Governo e dalla Regione: ammortizzatori, contributi, investimenti. Non può intervenire così a gamba tesa». Bini ha ricordato che il Fvg sta già predisponendo misure urgenti per il comparto del bianco: «Attorno a Electrolux c’è un universo produttivo. Noi faremo la nostra parte, ma non basta: serve una presa di posizione forte del Governo e dell’Europa». Il quadro tracciato dai sindacati è allarmante. Roberto Zaami (Uilm) ha ricordato che Porcia è passata da nove linee di montaggio a cinque, «di cui ne lavorano tre e mezzo nella migliore delle ipotesi», con un sottoutilizzo evidente della capacità produttiva. La nuova “riallocazione produttiva” presentata dall’azienda non è un piano industriale, ma un ridisegno delle produzioni che, secondo i delegati, sposta altrove prodotti sviluppati e industrializzati in Italia. «È un chiaro segnale di disimpegno», ha detto Zaami, ricordando che molti progetti — come l’ultimo modello di lavasciuga che l’azienda vuole allocare altrove — sono stati finanziati anche con fondi regionali. Zaami ha anche richiamato i tanti errori commessi nel non difendere le nostre produzioni, come la mancata verifica delle reali performance di ciò che importiamo dalla Cina. Simonetta Chiarotto (Fiom) ha aggiunto un dato chiave: «I 1.700 esuberi riguardano solo gli indeterminati. Con i contratti a termine arriviamo a 1.900 persone. E senza il ritiro dei licenziamenti non può partire alcuna discussione seria». La segretaria ha ricordato anche la perdita dei marchi storici: «Non produciamo più Zanussi, né Rex, né Zoppas. Tutto è Electrolux, e questo deve far riflettere su cosa significhi perdere l’ultima azienda che fa elettrodomestici in Italia». Il delegato Fiom Pietro Mancino ha parlato senza mezzi termini: «Quello presentato non è un piano di rilancio, ma un accompagnamento all’eutanasia. Se non recuperano quote di mercato in tempi rapidissimi, gli esuberi saranno molti di più». Mancino ha denunciato anche problemi organizzativi interni: «Le linee non raggiungono le performance attese. Si va avanti grazie agli straordinari dei lavoratori. Ma questo genera costi, non efficienza». Per Michele Piga, segretario della Cgil Fvg, il piano Electrolux «assume più i contorni di una dismissione che di un rilancio». Ha ricordato che il Fvg ha messo a disposizione dell’azienda importanti risorse negli anni, e che serve una riflessione normativa per evitare che risorse pubbliche finiscano per sostenere aziende che poi tagliano posti di lavoro. INDUSTRIALI Il presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, ha offerto una lettura ampia. «Dobbiamo trovare una rappresentazione il più possibile unitaria dei territori, a difesa del lavoro e della fabbrica. Il lavoro di oggi e quello di domani», ha detto, ricordando che Electrolux arrivò in Italia negli anni ’80 «dopo il fallimento del capitalismo familiare domestico» e che negli anni ha investito molto nel Nordest. Agrusti ha però denunciato un fenomeno più grande della singola vertenza: «Stiamo subendo un’accelerazione micidiale della deindustrializzazione. La Ue ha varato il Green Deal, ma un ‘Industry Deal’ europeo non è mai stato fatto. Il 25 dobbiamo chiedere al Governo qual è la sua politica industriale. E in Europa dobbiamo costruire un’alleanza con tedeschi e polacchi». Agrusti ha inoltre ricordato che Pordenone ospita il centro mondiale di ricerca e sviluppo: «Se perdiamo questo, perdiamo tutto». E ha lanciato un monito sulla concorrenza asiatica: “I prodotti cinesi arrivano con etichette energetiche autodichiarate. Nessuno controlla. In Australia li hanno rimandati indietro. Qui no. Così non possiamo competere».