Redazione
19 maggio 2026 19:30
“La vicenda Electrolux è una questione industriale europea, non una crisi circoscritta a singoli siti produttivi”. A dirlo sono le associazioni territoriali di Confindustria coinvolte nell'incontro promosso dal Presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti. I rappresentanti delle imprese hanno espresso oggi una valutazione unitaria, traducendola in una piattaforma comune in vista del tavolo del Mimit del 25 maggio. Al confronto hanno preso parte alcuni dei principali esponenti del sistema Confindustria: Paola Carron (Confindustria Veneto Est); Diego Mingarelli (Confindustria Ancona); Mario Riciputi (Confindustria Romagna); e Alvise Biffi (Assolombarda).La convergenza è stata totale, sia sulla lettura del problema che sulle priorità d'azione: difesa della competitività produttiva, del lavoro e della filiera dell'indotto. Le associazioni concordano sulla necessità di una risposta coordinata a livello nazionale, aperta al confronto con i sistemi industriali europei più direttamente coinvolti. Inoltre è stata sottolineata l'importanza del ruolo delle Regioni a sostegno delle imprese della filiera più esposte agli effetti della vertenza.La propostaI presidenti delle Confindustrie Territoriali ritengono che la questione “superi il perimetro della singola azienda perché riguarda il futuro della manifattura europea e la capacità dell'Italia di difendere filiere produttive strategiche”. Occorre una posizione comune, credibile e rapida capace di tenere insieme occupazione, produzione, ricerca e competitività industriale.Le cinque associazioni si presenteranno al tavolo del Mimit del 25 maggio con una posizione coordinata, ritenendo decisivo il confronto per il futuro industriale dei siti italiani Electrolux e dell'indotto collegato.“L’azienda ha fatto una dichiarazione di guerra e va respinta”Sempre nella stessa giornata si è svolto l'incontro tra i rappresentanti sindacali e gli esponenti del Pd nella sede del partito di Pordenone. Un vertice, seguito anche in collegamento da Trieste, Roma e Bruxelles, che è servito a esaminare la crisi aperta da Electrolux con l’annuncio dei 1700 esuberi negli stabilimenti di tutta Italia.“L’azienda ha fatto una dichiarazione di guerra e va respinta”, è la sintesi del confronto tra le parti sindacali e gli esponenti dem. Il segretario provinciale del Pd Fausto Tomasello, ha aperto evidenziando che “la filiera del Pd al completo dalla Regione al Parlamento nazionale a quello Europeo è a disposizione per dare una mano, come abbiamo fatto in tutte le occasioni”.Bonaccini: “Rischio chiusura degli stabilimenti nel giro di pochi anni”L’europarlamentare Stefano Bonaccini esorta il Governo a “coinvolgere Invitalia affinché sia utilizzata come strumento per entrare nella governance dell’azienda” oltre che per attingere ad aiuti pubblici. Bonaccini ha anche messo in guardia rispetto al fatto che "1.700 esuberi vuol dire che chiuderanno gli stabilimenti nel giro di pochi anni" perché viene meno la competitività e perché questo sarebbe "uno smottamento, e i migliori, col terrore di perdere il lavoro, se ne vanno nel giro di poche settimane e pochi mesi".Serracchiani: “Si deve ragionare su un piano industriale”Serracchiani annuncia che la crisi Electrolux sarà portata nuovamente alla Camera mercoledì durante il Question time. Sempre durante l'incontro ha chiarito che "questo è un piano di dismissione e come tale va respinto. Si deve ragionare su un piano industriale, che parta dalla parola investimenti e non dalla parola esuberi". Il rischio, prosegue, è che "al tavolo del 25 maggio si parlerà solo di ammortizzatori sociali e politiche passive per i lavoratori". Per quanto riguarda invece il possibile interesse della cinese Midea, Serracchiani ha indicato la necessità di "capire se c'è serietà nell'investimento o se si vuole togliere dal mercato dei concorrenti". In sostanza, ha concluso "è vero che ci sono una serie di problemi sul mercato europeo ma non possono essere utilizzati come alibi per delocalizzare e portare le produzioni in altri paesi", perché, ha scandito "questi si muovono come se fossero un fondo e fanno profitti".Conficoni: “Il piano va ritirato”Occorre “fare squadra tra governo, regioni e forze politiche tutte insieme”, commenta il consigliere regionale Conficoni, invitando la Regione ad “allargare il tavolo” dopo l'iniziativa condivisa dalle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. “Le due regioni hanno assunto una posizione condivisibile riguardo il piano, che è irricevibile e va assolutamente ritirato”, conclude l'esponente dem. “La Regione non si deve limitare a sollecitare il governo e l'Unione europea, ma deve essere pronta a fare qualcosa anche lei, mette in campo tutti gli strumenti che ha a propria disposizione, come fece nel 2004”.PordenoneToday è anche su WhatsApp. Iscriviti al nostro canale












