• industriali contro la crisiDa Veneto a Lombardia, le associazioni trattano i 1.700 esuberi come un problema sistemico della manifattura. E chiedono a Bruxelles un Industrial Deal contro dumping asiatico e deindustrializzazione. Sul tavolo anche l’ipotesi di dazi selettividi20 MAY 26Le Confindustrie del nord hanno deciso di passare il Rubicone. E di intervenire sul caso Electrolux. Camminando sulle uova, va sottolineato, perché la multinazionale svedese è iscritta a Confindustria e le sue scelte non possono essere sconfessate. Se nei giorni scorsi si era parlato un po’ a vanvera di cordate nazionali oppure la vertenza era stata preso a pretesto per un attacco indeterminato alle multinazionali, ieri la riunione congiunta dei presidenti delle associazioni industriali dell’Alto Adriatico (Michelangelo Agrusti), di Veneto Est (Paola Carron), di Assolombarda (Alvise Biffi), di Ancona (Diego Mingarelli) e della Romagna (Mario Riciputi) ha registrato una convergenza di opinioni. E ha elaborato una posizione comune per la riunione-clou sui 1700 licenziamenti Electrolux convocata dal ministro Adolfo Urso al Mimit per il 25 maggio prossimo. Il giorno prima che prenda la parola il presidente nazionale Emanuele Orsini per l’assemblea annuale dell’associazione in presenza della premier Giorgia Meloni. Le Confindustrie del Nord considerano “sistemica” la crisi degli elettrodomestici e la accostano a quella dell’automotive. Senza crisi di serie A o B. È una filiera tra le più importanti dell’Europa industriale, è stato detto, e per questo gli industriali si impegnano a lavorare per un indirizzo comune di Italia, Germania e Polonia, i tre grandi Paesi produttori di lavatrici e frigoriferi. La richiesta a Bruxelles è quella di aprire una sorta di Industrial Deal con l’obiettivo di tutelare la manifattura continentale e metterla in grado di competere con i produttori asiatici che godono di supporti pubblici e operano tranquillamente in regime di dumping. E’ quella che i presidenti confindustriali del Nord chiamano “competitività drogata” e che chiedono a Bruxelles di intervenire per regolare al più presto. Nella riunione si è parlato anche di una possibile misura straordinaria di dazi selettivi da introdurre con lo scopo, appunto, di limitare l’invasione dei prodotti cinesi a basso prezzo. Nel comunicato ufficiale di fine riunione i dazi non vengono citati ma i presidenti hanno convenuto che se il famigerato Donald Trump con la sua rozzezza li ha inventati per riportare le produzioni negli Usa, l’Europa non può certo restare con le mani in mano e aspettare solo la deindustrializzazione. Vedremo cosa dirà Orsini il 26 maggio.Scopri anchedidididi
Le Confindustrie del Nord prendono coraggio e affrontano il caso Electrolux
Da Veneto a Lombardia, le associazioni trattano i 1.700 esuberi come un problema sistemico della manifattura. E chiedono a Bruxelles un Industrial Deal contro dumping asiatico e deindustrializzazione. Sul tavolo anche l’ipotesi di dazi selettivi












