PORDENONE - La sospensione per 50 giorni del piano industriale di Electrolux – quello che prevedeva 1.719 esuberi in Italia e la chiusura dello stabilimento di Cerreto – è il primo risultato concreto del tavolo convocato ieri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Una tregua, non una soluzione: lo hanno ripetuto Governo, Regioni, sindacati e rappresentanze industriali, mentre davanti al ministero una delegazione di lavoratori manifestava e quattro stabilimenti (tra cui Susegana) incrociavano le braccia in concomitanza con l’incontro. Porcia sciopererà il 18 giugno.

Il ministro Adolfo Urso ha aperto il tavolo con parole nette: «Il piano presentato dall’azienda è irricevibile e inaccettabile», ha detto, chiedendo a Electrolux «di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire un confronto vero e serrato al Mimit, con un programma ravvicinato di incontri». L’obiettivo, ha ribadito, è arrivare «nel più breve tempo possibile a una nuova proposta industriale sostenibile e condivisa, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione». Dal canto suo, il governo si impegna a coordinare e a mettere in campo strumenti ordinari e straordinari per accompagnare un piano «alternativo» in attesa che l’Europa si muova. Accanto a lui, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha richiamato la necessità di «un percorso trasparente e leale, che metta al centro i lavoratori e i territori», sottolineando che il Governo «non farà un passo indietro» nella difesa del comparto. La novità politica della giornata è la disponibilità dell’azienda a congelare il piano e a sedersi al tavolo, e tra gli impegni chiesti alla multinazionale c’è anche quello relativo alle ipotesi di joint venture o cessione a Midea. «Il Paese non può ritrovarsi tra sei mesi a discutere di una vendita». LE PARTI SOCIALI Il congelamento del piano registrato ieri per i sindacati rappresenta un cambio di tono ma non ancora una garanzia. «Siamo di fronte a una tregua armata», ha commentato il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma. «Electrolux ha accettato di mettere in discussione il piano e di non procedere unilateralmente, ma non siamo alla soluzione della vertenza. La nostra richiesta resta chiara: togliere dal tavolo licenziamenti e chiusure». Sulla stessa linea la Fim-Cisl, che con il segretario nazionale Roberto Benaglia ha ribadito che «il confronto deve tradursi in impegni concreti e verificabili», ricordando che la tenuta della filiera del bianco «è strategica per l’economia del Paese». Per la Uilm, il segretario generale Davide Sperti ha parlato di un primo passo utile, ma insufficiente: «Siamo pronti a discutere, ma senza minacce di chiusure o licenziamenti». Aggiunge Massimiliano Paglini, segretario generale di Cisl Veneto: «Ora un piano industriale non basato solo sul taglio del costo del lavoro, ma che rilanci la produzione e difenda l’occupazione». Nel fronte industriale, è intervenuto anche Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, che ha definito l’esito del tavolo «un primo passo. Sicuramente importante, ma i problemi restano sul tavolo». Agrusti ha espresso apprezzamento per «l’azione del Governo» e per Electrolux, che «ha manifestato la volontà di non procedere ad azioni unilaterali». Ma ha avvertito che «si apre una fase nuova, un percorso non facile». Il presidente ha ricordato che le Regioni, «in particolare la nostra, con gli assessori Bini e Rosolen, hanno dichiarato di voler affiancare il Governo con provvedimenti ordinari e straordinari». Per l’assessore regionale allo Sviluppo economico del Veneto, Massimo Bitonci, l’incontro «segna l’apertura di una nuova fase in cui la multinazionale definisce una concreta disponibilità a confrontarsi su quel piano industriale che quattro settimane fa tutte le parti, sociali e istituzionali, avevano giudicato inaccettabile». Il percorso che si apre sarà serrato e complesso. Il Mimit ha già fissato quattro date: 25 giugno, 30 giugno, 7 luglio e 14 luglio, cui si aggiungerà un quinto incontro ancora da definire. La scadenza è chiara: si dovrà arrivare ad un accordo su un nuovo piano industriale rivisto e condiviso entro l’8 agosto. La giornata si è chiusa dunque con una sospensione del piano e l’avvio di un confronto istituzionale che, nelle parole di tutti, rappresenta solo l’inizio. Le incognite restano molte: la competitività del settore, i costi energetici, la concorrenza asiatica, la tenuta degli stabilimenti italiani. Ma per i lavoratori, almeno per ora, la “pistola alla tempia” dei licenziamenti è stata tolta dal tavolo.