Dall'assemblea davanti ai cancelli di Porcia all'aula della Camera, dall'incontro dei sindaci in sala Zanussi alla riunione delle Confindustrie di quattro province: la vertenza Electrolux oggi arriva al Mimit con un fronte compatto e una richiesta chiara, il ritiro del piano. Le associazioni datoriali – Veneto Est, Ancona, Romagna e Assolombarda, riunite a Pordenone su invito di Alto Adriatico – hanno condiviso una piattaforma comune in vista del tavolo di oggi, indicando tre priorità: difesa della competitività produttiva, tutela del lavoro e salvaguardia dell'intera filiera dell'indotto.
Electrolux, Stefani: «Ritiro immediato del piano senza licenziamenti» I FATTI L’11 maggio il gruppo svedese ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede 1.700 esuberi in Italia – destinati a salire a 1.900 contando i contratti a termine – distribuiti tra gli stabilimenti di Porcia, Susegana, Solaro e Forlì, con la chiusura della fabbrica di Cerreto d'Esi. Nel mirino anche le aree staff e ricerca e alcune linee di lavatrici e lavasciuga, con il rischio concreto di uno svuotamento produttivo progressivo. A pagare il prezzo non sarebbero solo i 4.500 dipendenti diretti ma l'intera filiera dell'indotto, in un territorio (quello pordenonese in particolare) che ha costruito la propria identità industriale e sociale attorno allo stabilimento di Porcia per oltre settant'anni. Una mobilitazione così non si vedeva dal 2014, e forse neanche allora di questa portata. All'assemblea pubblica del 20 maggio promossa da Fim, Fiom e Uilm insieme alle Rsu aziendali davanti ai cancelli di Porcia si sono presentati con la fascia tricolore i sindaci di tutta la provincia, insieme al vescovo di Pordenone, Giuseppe Pellegrini, che della fabbrica conosce le battaglie da oltre dieci anni. A unirli non è solo la solidarietà ai lavoratori ma qualcosa di più profondo: il riconoscimento che Electrolux non è una vertenza industriale come le altre, ma una questione identitaria per un territorio che in quello stabilimento ha visto nascere e crescere intere generazioni. Giovedì, nella sala consiliare intitolata a Lino Zanussi, sindaci, sindacati e istituzioni hanno sottoscritto un documento comune da portare al vertice di oggi: il ritiro immediato del piano. A portare la voce del territorio a Roma è stato Luca Ciriani. Mercoledì della scorsa settimana il ministro per i rapporti con il Parlamento, durante il question time alla Camera, ha risposto a un’interrogazione del Pd definendo il piano di riorganizzazione «inaccettabile» e anticipando la richiesta che il governo porterà oggi al Mimit: per l’esecutivo serve un piano nuovo, che non preveda licenziamenti. LE MOSSE Ciriani ha ricordato gli aiuti statali ricevuti da Electrolux nel corso degli anni, chiedendo all'azienda una maggiore responsabilità e una strategia fondata su investimenti, innovazione e tutela della capacità produttiva. La viceministra del lavoro e delle politiche sociali Maria Teresa Bellucci, rispondendo alle interrogazioni, ha confermato che il governo è pronto ad attivare tutti gli strumenti di sostegno al reddito e di tutela sociale previsti dall'ordinamento, affinché nessun lavoratore venga lasciato solo. La difesa dello stabilimento non riguarda solo i 1.300 dipendenti diretti, ma un sistema industriale che coinvolge migliaia di persone nell’indotto. Dall'opposizione, il deputato Pd Arturo Scotto aveva alzato la posta. Non basta sedersi al tavolo del ministro Urso, serve una presa di posizione diretta della premier Giorgia Meloni. Il precedente c'è: nel 2014 l'accordo che salvò lo stabilimento venne siglato nell'ufficio dell'allora presidente del Consiglio. Scotto ha avanzato anche la proposta di votare una norma che obblighi chi ha ricevuto incentivi pubblici negli ultimi dieci anni e intende licenziare a restituire i fondi, da reinvestire nel territorio colpito. Oggi, a Porcia e nelle altre sedi nazionali Electrolux, è previsto un nuovo sciopero. Il 27 maggio, i sindacati e Confindustria verranno ascoltati alla Camera sulle ricadute produttive e occupazionali del piano di ristrutturazione. Le commissioni attività produttive e lavoro riunite hanno fissato due incontri nel pomeriggio: il primo con Cgil, Cisl, Uil e Ugl e il secondo con la Confindustria.















