Sale la mobilitazione dei lavoratori della Electrolux di Cerreto e metre la moral suasion si sposta verso le istituzioni arriva la doccia gelata. "Abbiamo appreso che l’azienda, nonostante l’impegno preso il giorno 25 maggio al Mimit di non procedere con azioni unilaterali, ha avviato proprio oggi (ieri, ndr) produzioni gemelle in Polonia rispetto a quelle del sito italiano di Cerreto d’Esi – ha annunciato Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico, in audizione ier davanti alle Commissioni riunite Attività produttive e Lavoro della Camera - . Lo spostamento delle produzioni nello stabilimento polacco quindi avviene senza neanche aspettare la riconvocazione del tavolo al Mimit prevista per il 15 giugno". Ieri a Cerreto l’assemblea dei dipendenti ha confermato lo stato di agitazione permanente e un nuovo pacchetto di 8 ore di sciopero ‘a scacchiera’ con presidio fisso. La decisione è arrivata dopo il tavolo di lunedì scorso al Mimit, dove il piano industriale della multinazionale – che prevede la chiusura del sito marchigiano con trasferimento della produzione in Polonia e ben 1.700 esuberi in tutta Italia – è stato rigettato in modo compatto". Ieri davanti ai cancelli, affianco ai lavoratori c’erano il sindaco appena rieletto David Grillini e i sindacati nazionali. "L’azienda non dice la verità rompono il patto fiduciario con i lavoratori e devastano questo territorio e, soprattutto, creano i presupposti per andare via dall’Italia" ha contestato Barbara Cibaldi, segretaria nazionale della Fiom. Massimiliano Nobis, segretario della Fim, ha ricordato che "dal 2022 i lavoratori Electrolux in Italia sono scesi di 1.300 unità", dato che unito ai nuovi tagli si traduce in "una riduzione di personale del 60% in quattro, cinque anni, che è inaccettabile". Per Gianluca Ficco, segretario Uilm, serve invece un cambio di rotta sulle politiche industriali: "Anzichè gettare le risorse pubbliche in mille rivoli e per aziende che magari poi licenziano, e in questi casi andrebbero richieste indietro, dovremmo concentrare le risorse disponibili per far sì che produrre in Europa torni a essere veramente sostenibile". La pressione si sposta ora sulle istituzioni locali e nazionali, chiamate a esercitare una forte azione di moral suasion per difendere l’occupazione e il Made in Italy nelle Marche prima del prossimo round al Mimit, fissato per il 15 giugno. "In questi giorni di attesa prima dell’incontro al Mimit – spiega Giampiero Santoni, segretario regionale Fim Cisl – ci aspettiamo che ci sia l’impegno di tutte le istituzioni sia regionali che nazionali per far cambiare la posizione alla multinazionale, in modo da mantenere le produzioni e quindi l’occupazione nel nostro territorio". Sara Ferreri