Dovranno occupare aree dismesse o sottoutilizzate e sarà incentivato il recupero del calore residuo
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La Lombardia è la prima Regione in Italia ad approvare una legge che si propone di disciplinare l'insediamento dei data center sul territorio.I centri dovranno nascere in aree dismesse o sottoutilizzate, in caso contrario, si prevede un aumento del contributo di costruzione per gli operatori da destinare a misure compensative. I Comuni avranno un anno per adeguare i propri strumenti urbanistici e viene anche incentivato il recupero del calore residuo prodotto. «Questa legge nasce da un approccio costruttivo e da un ampio confronto: oggi può fare da apripista a livello nazionale ed essere lo strumento per evitare ogni forma di commissariamento, offrendo regole certe, procedure omogenee e un quadro di riferimento stabile per gli investimenti» assicura l'assessore agli Enti locali con delega alle Risorse energetiche Massimo Sertori. Anche il governatore Attilio Fontana, interpellato nei giorni scorsi sul piano di investimenti che prevede di realizzare tre data center in Lombardia con la nomina di un eventuale commissario nazionale, aveva sottolineato che «i problemi li sappiamo affrontare senza bisogno di qualcuno che ci spieghi cosa dobbiamo fare. Non abbiamo bisogno di commissari».Contrarie le opposizioni, anche se due consiglieri del Partito democratico si sono astenuti e altri due non hanno partecipato al voto. Secondo l'esponente dem Simone Negri, la legge non tutela davvero i campi agricoli e i parchi regionali, «se non mettendo oneri che fanno il solletico alle big tech». Anche per il capogruppo del M5s, Nicola Di Marco, si tratta di una legge «tardiva e insufficiente» con un testo che «per noi è solo fuffa e non tiene minimamente in considerazione gli impatti sui territori, a partire dal consumo di suolo che viene monetizzato». Soddisfazione, invece, nella maggioranza. Per gli esponenti di Fratelli d'Italia Christian Garavaglia e Michele Schiavi, «siamo di fronte a un cambio di paradigma che mette fine alla stagione degli insediamenti isolati e non governati». E anche per il relatore della legge, il forzista Jonathan Lobati, vengono introdotte «regole certe e omogenee per i procedimenti autorizzativi e urbanistici, semplificando i percorsi amministrativi ma garantendo al tempo stesso il controllo pubblico».










