Con il 63% delle richieste di autorizzazione nazionali concentrate sul proprio territorio, la Regione guidata da Attilio Fontana ha approvato la prima legge italiana dedicata ai centri elaborazione dati
Mentre a Roma si discute da mesi di leggi delega, decreti attuativi, cabine di regia e tavoli di confronto, la Lombardia ha smesso di aspettare. Il 27 maggio 2026 il Consiglio Regionale ha approvato le «Disposizioni in materia di insediamento di centri dati»: dieci articoli, senza fronzoli, che per la prima volta in Italia mettono ordine in un settore cresciuto fino a ieri come se le regole valessero per gli altri.Il perché di questa urgenza sta in un numero solo: sessantatré. Il sessantatré per cento delle richieste di autorizzazione per nuovi data center in tutta Italia si è concentrato sul territorio lombardo. L’area metropolitana milanese è diventata, quasi senza che qualcuno se ne accorgesse, uno dei poli europei più appetiti dai grandi operatori globali del cloud. Una corsa agli insediamenti che ha finito per assomigliare, nei numeri e nelle distorsioni, alla stagione dei centri logistici, ovvero quegli enormi capannoni che hanno divorato ettari di pianura padana prima che qualcuno decidesse di tracciare un confine. Quella stagione, i lombardi la ricordano bene. E non vogliono ripeterla.










