HomeMilanoCronacaLa Lombardia è la prima a decidere. Data center, sì alla legge che divide: "Ora norme certe". "Poco coraggio"Via libera in Consiglio regionale con i soli voti della maggioranza, critiche invece le opposizioni. Ok alle compensazioni per chi apre sulle aree dismesse e a oneri più alti per chi sceglie terreni agricoli.Gli impianti di raffreddamento di un data centerRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciIl Consiglio regionale ha approvato la legge che disciplina l’insediamento di nuovi Data center in Lombardia. Un’approvazione avvenuta con i soli voti della maggioranza di centrodestra e che fa della Lombardia la prima Regione ad essersi dotata di una legge ad hoc in un contesto in cui anche a livello nazionale, per ora, non si è andati oltre la definizione di linee guida. Al di là del giudizio di merito, il ritardo col quale si è mossa la politica nel regolamentare il fenomeno è raccontato dai numeri riportati nella nota dello stesso Consiglio regionale: "In Lombardia sono già funzionanti 67 data center". La legge varata ieri, allora. E le modifiche apportate.
La Regione individua nelle aree industriali dismesse quelle prioritarie per accogliere nuovi centri per l’elaborazione dei dati. Per effetto degli emendamenti approvati ieri gli oneri di costruzione per gli operatori che vogliono insediarsi su aree agricole sono maggiorati del 100% (non più del 50% come in origine) e del 200% per chi scelga invece aree a tutela speciale. Con un altro emendamento è stato stabilito che anche chi intende aprire un data center su un’area dismessa deve provvedere alle compensazioni e alle mitigazioni ambientali del caso, ma "le eventuali misure compensative, ulteriori rispetto a quelle stabilite dalla normativa statale, possono essere rimodulate in riduzione sulla base di una valutazione economico-finanziaria che tenga conto dei costi, a carico dell’operatore, per la bonifica o per la messa in sicurezza delle aree". Questo è stato un punto decisamente critico nel dibattito di queste settimane: alcuni operatori avevano infatti chiesto di essere esentati da compensazioni in caso scegliessero di insediarsi su aree dismesse e anche un emendamento del forzista Giulio Gallera andava in questa direzione. Poi ecco questa ed altre correzioni di rotta da parte della maggioranza, per opera di Jonathan Lobati, altro forzista, relatore del provvedimento, e di Michele Schiavi (Fratelli d’Italia). Nel tentativo di non lasciare soli i Comuni di fronte ai giganti del digitale, la legge prevede che per data center tra i 10 e i 50 MegaWatt di potenza richiesta di connessione le amministrazioni comunali siano affiancate, in regime di copianificazione, dalla Provincia o dalla Città metropolitana, e sopra i 50 dalla stessa Regione. Ai Comuni sarà concesso un anno di tempo, e non più solo 6 mesi, per inserire i data center nei loro Piani di Governo del Territorio e ci saranno premialità per i Comuni che provvederanno a tale incombenza entro i tempi previsti, non più sanzioni per chi tarderà a provvedervi.










