La prima enciclica di Papa Leone XIV traghetta la Chiesa nel futuro e pone una domanda che non é solo spirituale e teologica, ma squisitamente politica: come custodire la dignità della persona nell’era dell’Intelligenza Artificiale? L’analisi di Gianfranco D’Anna

Due pontefici, un’unica Chiesa universale. Un’ecclesia però non più solo al passo con i tempi, come per la Rerum Novarum di Leone XIII, ma anticipatrice delle incognite che travagliano l’umanità, scandagliate in maniera originale e innovativa Papa Leone XIV. Culturalmente e pragmaticamente americano, ma teologicamente agostiniano il Leone d’oggi, come lo chiamano confidenzialmente in Vaticano, fonde già nel nome dell’enciclica Magnifica humanitas, elaborata dopo appena un anno di pontificato, l’autocoscienza teologicamente preconizzata dal Santo considerato il padre dell’interiorità, al salto nel futuro dell’intelligenza artificiale.

Un salto utile all’intera umanità e all’esclusivo servizio del benessere, della felicità e della libertà dell’uomo, specifica il pontefice nell’Enciclica che non demonizza la tecnologia, ma chiede di essere all’altezza della sfida della rivoluzione digitale e di porre al centro l’essere umano, i suoi diritti e la sua dignità. Quali i rischi, le insidie e i pericoli dell’intelligenza artificiale? Papa Leone li indica tutti uno per uno: é uno strumento non neutrale, dice in sostanza, che assume il volto di chi la produce, la finanzia, e sviluppa un’insieme di risorse e potenzialità che possono esercitare un enorme e incontrollato potere tecnologico.