Cibo è il nostro inserto mensile che racconta il mondo attraverso ciò che mangiamo. Esce l'ultimo sabato di ogni mese sulla app di Domani e in edicola. In ogni numero svisceriamo un tema diverso con articoli, approfondimenti e commenti: questo mese parliamo di cosa significa mangiare e cucinare con disabilità, neurodivergenze e corpi non conformi. Qui troverete man mano tutti gli altri articoli di questo numero. In questa pagina, invece, tutti gli altri articoli di Cibo, che è anche una newsletter gratuita. Ci si iscrive a questo link.
Potersi godere una pausa pranzo con i colleghi o compagni di classe in un luogo luminoso, senza troppo rumore, riparato dal caldo e dal freddo, potendo sederci dove vogliamo è oggi considerata la normalità, ma è in realtà una conquista molto recente che riguarda poche persone nel mondo, e che racconta i cambiamenti del nostro paese.
Tutto inizia tra i banchi di scuola, alla fine dell’Ottocento. All'epoca, l'Italia era un paese povero e per molti bambini il pranzo a scuola non era una comodità, ma l'unico pasto completo della giornata.
Le prime mense nacquero per un motivo molto pratico: non si può imparare nulla se si ha lo stomaco vuoto, quindi i pedagogisti - cioè gli studiosi delle varie forme di educazione - scrissero nero su bianco che era inutile per i bambini frequentare la scuola se non avevano sufficienti forze. Era una forma di carità, gestita da comuni e associazioni spesso religiose, dove si servivano minestroni caldi e pane nero, a volte persino latte e uova.











