Condividere la tavola, mangiare insieme, è un rito che attraversa l’evoluzione umana. È un collante sociale.

Lo abbiamo sperimentato durante la pandemia, quando tutti insieme davanti a uno schermo, chiusi in casa, abbiamo inventato gli aperitivi online. E lo sperimentiamo fin dall’infanzia, soprattutto in Italia, ancor di più se siamo cresciuti al sud: a tavola si diventa famiglia, si prendono decisioni, ci si confronta, si impara a conoscersi davvero. I social e lo smart working sembrano aver ridotto le occasioni di stare insieme a tavola, ma forse è cambiato soltanto il luogo dove incontrarsi. Siamo usciti dalle case — troppo piccole per raccogliere più persone intorno a un tavolo — e siamo usciti anche dall’ufficio, ma la volontà di condividere un pasto con gli altri è intatta, è parte della vita sociale. Non si tratta di una moda, né di una reale necessità, ma di un bisogno che ha solide basi scientifiche. Uno studio della Cornell University lo ha dimostrato: consumare un pasto con altre persone, oltre a essere un rituale, rafforza le relazioni, crea vicinanza e, in ambito lavorativo, può migliorare le performance e far raddoppiare la cooperazione tra i membri di un gruppo.

Effetto WOW!: la location