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La Svezia è stata tra i primi paesi al mondo a introdurre le competenze digitali nei programmi scolastici, i computer nelle scuole e un tablet in aula per ogni studente fin dall’infanzia. Avendo livelli di alfabetizzazione e di competenza nella lettura tra i più alti al mondo, il suo approccio ha comprensibilmente attirato una certa attenzione internazionale: a maggior ragione da quando quel lungo processo di digitalizzazione della scuola, avviato tra gli anni Novanta e i Duemila, è stato radicalmente invertito.

Dal 2023 il governo svedese ha cominciato a sovvenzionare l’acquisto di libri di testo cartacei, con uno stanziamento annuo di circa 63 milioni di euro, salito a circa 70 milioni nel 2025. Altri fondi sono stati stanziati per il miglioramento delle biblioteche scolastiche e per la formazione del personale che ci lavora. Ed entro la fine dell’anno dovrebbe entrare in vigore anche il divieto degli smartphone nelle scuole. Dalla politica di un tablet a studente, la Svezia sta passando a quella di un libro di testo cartaceo a studente per ogni materia.

La ragione principale è che l’utilizzo sistematico degli schermi nella didattica non ha migliorato i risultati scolastici, e dotare ogni studente di un dispositivo non ha mitigato le disuguaglianze come ci si aspettava. Secondo dati dell’OCSE PISA del 2022, un’indagine condotta ogni tre anni nei principali paesi industrializzati, c’è stato anzi un leggero peggioramento dei risultati in matematica e in lettura tra alunne e alunni provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati.