Investire nei libri di testo a scuola è una questione politica. Ne è convinta l’Associazione italiana editori (Aie), che in un convegno alla Camera ha presentato l’indagine “Il valore del libro di testo nella didattica d’aula e nello studio a casa, quando l’Ai entra in classe”, che ha coinvolto quasi 3.500 insegnanti. Secondo i docenti italiani, il libro di testo è lo strumento più utilizzato per lo sviluppo delle lezioni in aula (99 per cento) e a casa (81). Il 74 per cento dichiara inoltre di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per preparare i materiali didattici.

Mentre anche in Svezia e Finlandia si torna a investire sulla carta stampata, il confronto in sala Matteotti è partito proprio dalla centralità del manuale scolastico. «È uno strumento di resistenza culturale», ha osservato il presidente del centro per il libro e la lettura Giuseppe Iannaccone. «Il libro di testo è il ponte tra docente e studente». Un presidio democratico che garantisce a ogni studente l’accesso a una conoscenza strutturata. Sullo sfondo, una tema: come rispondere alla crisi economica, all’inflazione e al calo demografico. Per questo, ha spiegato per primo il responsabile dell’Ufficio studi Aie Giovanni Peresson, è necessario introdurre una detrazione fiscale per le famiglie e aumentare i fondi per l’editoria.