Nel Paese che, tra i primi al mondo, aveva quasi interamente digitalizzato la scuola a suon di tablet, lavagne elettroniche ed ebook, oggi il Governo è tornato a finanziare l'acquisto di libri cartacei da parte di istituti e studenti: per tornare alla carta, in Svezia, l'esecutivo ha stanziato 63 milioni di euro nel 2024 e 70 milioni nel 2025. L'idea è semplice: fornire un libro di carta per materia a ogni studente appiana le differenze socioeconomiche tra gli alunni che possono permettersi dispositivi digitali costosi e quelli provenienti da contesti più fragili. Nelle scuole europee, dunque, si torna a guardare con interesse ai volumi di carta. Ma in Italia, a dire il vero, la rivoluzione digitale non ha mai davvero scardinato la didattica. Gli studenti preferiscono ancora i libri da sfogliare e ancor più di loro i docenti, che li impiegano in ogni lezione. A confermarlo è l'Associazione italiana editori (Aie), che stamani ha presentato in Parlamento la sua indagine annuale sullo stato dell'editoria scolastica italiana all'indomani dell’avvento in classe dell’intelligenza artificiale. Il risultato? Che il libro di testo cartaceo è impiegato dagli insegnanti italiani nel 99% delle lezioni e dall’81% degli studenti per lo studio a casa.Non solo. Anche il gradimento dello strumento più tradizionale è ancora altissimo: tra gli oltre 3mila docenti coinvolti nel sondaggio Aie il libro cartaceo è sempre lo strumento preferito, con un punteggio di 8,5 su 10. Lo stesso vale per gli studenti, che hanno attribuito ai volumi di carta un punteggio di 8,7 su 10. Il motivo, a sentire gli alunni, ha a che fare con la “semplicità del linguaggio”, le “grafiche e le illustrazioni” e i “contenuti realizzati da figure professionali esperte”. Gli altri supporti, invece, offrirebbero “possibilità di sviluppare una didattica meno frontale” e “Qr code che permettono approfondimenti immediati”. Ma sono soluzioni ancora poco diffuse: nel 2025/26 l’industria dell’editoria scolastica aveva prodotto cinque milioni di contenuti didattici digitali tra ebook e unità didattiche digitali, ma il 96% dei libri scolastici adottati dai docenti era ancora cartaceo (con contributi digitali). In altre parole, l’offerta c’è ma non convince.L’avvento della didattica ibrida, in Italia, non avrebbe neppure migliorato le competenze degli studenti. Secondo la maggior parte degli insegnanti (il 67%), negli ultimi cinque anni i tempi e i modi di apprendimento dei loro studenti sono peggiorati. Le ragioni sarebbero legate alla diffusa riduzione del tempo dedicato allo studio individuale (per il 72% dei docenti), alle difficoltà crescenti nell’affrontare teti complessi o di ampia estensione (58%) e all’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale per svolgere i compiti assegnati a casa (36%). L’Ia, in particolare, ormai è diventata parte integrante degli stessi testi scolastici: per la quasi totalità dei libri dello scorso anno, gli editori spiegano di aver rilasciato strumenti algoritmici rivolti prevalentemente ai docenti. L’obiettivo? «Accompagnare l’introduzione nel sistema scolastico di queste tecnologie – spiegano gli autori dell’indagine Aie –, in modo scientificamente fondato, controllato e funzionale all’insegnamento e all’apprendimento». La realtà, però, parla di chatbot impiegati quasi solo per svolgere i compiti a casa e della minaccia, avvertita dai docenti, di una maggiore pigrizia da parte degli alunni.«Preoccupa che i docenti avvertano un peggioramento della qualità dell’apprendimento negli ultimi cinque anni – ha spiegato stamani Innocenzo Cipolletta, presidente Aie –. Serve che lo sforzo costante delle imprese sia accompagnato dalle istituzioni con provvedimenti adeguati a sostegno del diritto allo studio e della sostenibilità economica del settore. In gioco non è solo un comparto industriale, ma la formazione e la crescita culturale delle nuove generazioni e quindi dell’intero Paese». Il futuro dell’industria del libro scolastico, però, ruota attorno alla crisi demografica. Anche quest’anno la denatalità ridurrà del 3% il numero di studenti della scuola primaria e secondaria, portando la scuola italiana a perdere complessivamente un quarto dei suoi studenti in vent’anni. Per far fronte a questa crisi, cavalcando anche l’impennata delle certificazioni di Dsa (Disturbi specifici dell’apprendimento) e Bes (Bisogni educativi speciali), l’editoria ha iniziato a offrire prodotti sempre più specializzati. Il paradosso è che, per sopravvivere, al calare degli studenti l’industria ha aumentato la sua offerta editoriale: il catalogo attivo nel 2025/26, per la precisione, era composto da 22.386 titoli. Di questi, crescono rispetto allo scorso anno i testi di approfondimento (+72%), le mappe concettuali, le sintesi e gli schemi. Crescono del 78% anche i test e gli esercizi di verifica e dell’81,2% i video didattici. «Il contesto in cui ci muoviamo è estremamente difficile dal punto di vista economico – conclude Giorgio Riva, presidente del Gruppo educativo di Aie –. Sono necessari interventi: la detrazione fiscale dei libri di testo almeno fino alla scuola dell’obbligo e processi rapidi e semplificati per l’erogazione di fondi alle famiglie meno abbienti».