Il libro di testo tiene. Anzi, resiste. Nell'era dell'intelligenza artificiale, dei tutorial su YouTube e dei riassunti generati in un click, il manuale scolastico resta lo strumento didattico più usato dal 99% degli insegnanti italiani in classe e dall'81% degli studenti a casa. Ma intorno a questa centralità si addensano segnali preoccupanti: due docenti su tre dicono che negli ultimi cinque anni la qualità e i tempi di studio dei ragazzi sono peggiorati.È il quadro che emerge dall'indagine "Il valore del libro di testo nella didattica d'aula e nello studio a casa. Quando l'IA entra in classe", presentata oggi alla Camera dei deputati nell'ambito del convegno "Il Valore della Conoscenza" organizzato dall'Associazione Italiana Editori (AIE). La ricerca, basata sulle risposte di 3.399 insegnanti di scuola primaria e secondaria, un campione rappresentativo ottenuto a partire da oltre 5.200 questionari, è stata accolta da più di 2.100 docenti collegati in streaming da tutta Italia. Il dato più allarmante riguarda il declino percepito nell'apprendimento. Per quasi il 70% degli insegnanti intervistati, negli ultimi cinque anni i tempi e le modalità di studio degli studenti sono peggiorati: il 34% parla di un peggioramento netto, il 33% di un deterioramento lieve ma costante.Le cause indicate dai docenti sono molteplici. In testa c'è la riduzione del tempo dedicato allo studio individuale, segnalata dal 72% degli intervistati. Segue la difficoltà crescente nel leggere e comprendere testi complessi, citata dal 58%. Al terzo posto, e qui entra in gioco l'intelligenza artificiale, c'è l'utilizzo di strumenti di IA per svolgere i compiti a casa, indicato dal 36% degli insegnanti.Eppure, di fronte a questa trasformazione, il 90% dei docenti ritiene che l'organizzazione dei contenuti nei libri di testo sia ancora funzionale alle attuali modalità di apprendimento degli studenti. Il libro, insomma, si adatta. Ma qualcosa attorno a lui si è rotto. L'intelligenza artificiale non ha scalzato il manuale, ma si è affiancata ad esso, anche nelle mani degli stessi insegnanti. Il 74% dei docenti dichiara di usare già strumenti di IA per preparare materiali didattici, e il 28% lo fa con regolarità settimanale o quotidiana. Un dato che racconta una professione in evoluzione, non in fuga dal digitale.Sul fronte editoriale, gli strumenti di IA sviluppati dalle case editrici vengono valutati positivamente: l'80% dei docenti li trova utili per generare test ed esercizi, il 76% per supportare gli studenti nell'autoverifica. Quasi tutti gli editori scolastici, quelli che coprono il 90% delle adozioni, hanno già rilasciato o stanno rilasciando, per l'anno scolastico 2026/27, strumenti basati sull'intelligenza artificiale rivolti prevalentemente ai docenti.Il libro di testo "moderno", del resto, non è più solo un volume cartaceo. È una galassia di strumenti: e-book, contenuti multimediali, materiali per BES e DSA, sistemi di verifica interattiva, software di IA integrati con i contenuti del testo. Costruire tutto questo richiede mediamente oltre 15 mesi di lavoro e il contributo di decine di professionalità diverse. L'Osservatorio AIE sul mondo della scuola restituisce anche una fotografia economica e demografica del comparto. Il catalogo attivo conta oggi 22.386 titoli, ai quali corrispondono oltre 5 milioni di contenuti didattici digitali, erano 3,6 milioni l'anno scorso. Crescono i video didattici (+81,2%), i test e gli esercizi (+77,8%), le mappe concettuali e i testi di approfondimento (+72%).Il modello prevalente è la cosiddetta "Modalità B", libro cartaceo più e-book più contenuti digitali integrati senza costi aggiuntivi, adottata dal 95,7% dei libri in uso. L'e-book, però, resta poco sfruttato: gli accessi medi in un intero anno scolastico sono appena 12,6 per ogni copia attivata. Crescono invece gli accessi tramite QR code, quintuplicati tra il 2020 e il 2025, a riprova che sono i contenuti digitali integrativi, non il libro digitale in sé, a fare la differenza in classe.Sul fronte del mercato, il quadro è più cupo. Il settore vale 773 milioni di euro, ma è in contrazione (-2,2% rispetto all'anno precedente). La denatalità pesa in modo crescente: si stima che la scuola italiana perderà un quarto dei suoi studenti nell'arco di vent'anni. Parallelamente, crescono gli alunni con disturbi specifici dell'apprendimento (+100mila in sette anni) e con disabilità (+100mila in dieci anni), con un conseguente aumento degli insegnanti di sostegno (+71,8% in dieci anni). L'unica notizia positiva sul fronte demografico: l'obiettivo europeo di ridurre la dispersione scolastica al 9% entro il 2030 è già stato raggiunto. Il convegno, organizzato su iniziativa del presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone e con il patrocinio del Ministero dell'Istruzione e del Merito, è stato anche l'occasione per avanzare quattro richieste precise al governo.«Preoccupa che i docenti avvertano un peggioramento della qualità dell'apprendimento negli ultimi cinque anni», ha detto il presidente di AIE Innocenzo Cipolletta. «Per questo l'editoria scolastica ha un ruolo strategico. Serve che lo sforzo costante delle imprese sia accompagnato dalle istituzioni con provvedimenti adeguati a sostegno del diritto allo studio e della sostenibilità economica del settore. In gioco non è solo un comparto industriale, ma la formazione delle nuove generazioni e quindi dell'intero Paese».Giorgio Riva, presidente del Gruppo educativo di AIE, ha elencato le misure necessarie: introdurre la detrazione fiscale per le famiglie sui libri di testo almeno fino all'obbligo scolastico (una misura che costerebbe al massimo 99 milioni di euro, «lo zero virgola della prossima Manovra»); semplificare l'erogazione dei contributi alle famiglie meno abbienti, oggi vincolata a ben 12 passaggi burocratici con ritardi fino a 8 mesi; tenere conto della pianificazione editoriale pluriennale quando si introducono riforme curricolari, negli ultimi 12 mesi ne sono state varate tre; e aggiornare il Decreto Ministeriale 781/2013 per riconoscere gli investimenti che il modello misto carta-digitale comporta per gli editori.«Il contesto in cui ci muoviamo è estremamente difficile», ha sottolineato Riva. «Denatalità, regolamentazione dei prezzi e riforme delle linee guida impattano ogni giorno sul nostro lavoro. Sono necessari interventi urgenti».