Peggiora la qualità e il tempo di studio dei ragazzi, un trend che negli ultimi 5 anni è stato costante. La colpa? In parte anche del ricorso all’IA per fare i compiti.

A dirlo due docenti su tre, secondo la rilevazione fatta dall’Aie, l’associazione italiana editori, in occasione del rapporto sull’editoria scolastica (“Il valore della conoscenza. Il libro di testo come bene essenziale del Paese”), presentato mercoledì 27 maggio a Montecitorio, con gli interventi tra gli altri del vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulè, del sottosegretario all’istruzione, Paola Frassinetti, del presidente di Aie, Innocenzo Cipolletta, e del presidente del gruppo education di Aie, Giorgio Riva.

Il rapporto fotografa un settore in continua evoluzione (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi del 26 maggio) che vale 773milioni di euro per 22.386 titoli e oltre 5 milioni di contenuti didattici digitali. Un settore in cui il libro di testo cartaceo resta ancora preferito a quello digitale, e che deve scontare i costi crescenti di inflazione e di innovazione, questa necessitata sia dall’aumento del numero di studenti con disturbi specifici dell’apprendimento che dalla revisione dei programmi scolastici. La riforma delle Indicazioni nazionali made in Valditara entra nelle aule delle scuole del primo ciclo a settembre 2026 e nei licei da settembre 2027. «Siamo sotto pressione», sottolinea Riva,«il nostro è un sistema complesso, in cui il processo di produzione di un libro richiede anche due anni, dover lavorare in tempi stretti, rivedendo la programmazione fatta, ha un costo ulteriore».