Dopo avere iniziato ad usare la didattica informatizzata dal 2011, già dal 2024 la Danimarca aveva iniziato a fare macchina indietro, ma quella che prima era un’iniziativa assunta individualmente da alcune scuole ora diventa un progetto strutturale. Tornano dunque in classe libri, quaderni, penne, matite e gomme per cancellare.

Il nuovo-vecchio sistema didattico, dunque, utilizzerà i computer soltanto sotto il controllo dei docenti e per compiti specifici, mentre —analogamente a quanto deciso dall’Australia— la fruizione dei social network sarà vietata ai minori di quindici anni e, manco a dirlo, niente smartphone in classe.

I danni della didattica al computer

La scelta danese non è frutto di un luddismo di ritorno, ma è basata sull’esperienza sul campo condotta nell’ultimo decennio. Sommando il tempo trascorso a scuola davanti a un computer a quello richiesto dai compiti e poi a quello impiegato nel tempo libero non è difficile capire che per la maggior parte del tempo un adolescente ha come interlocutore un schermo e non un essere umano.

Dunque, l’osservazione degli studenti da parte dei docenti ha accresciuto la preoccupazione per il troppo tempo trascorso dagli adolescenti davanti a uno schermo, cosa che è stata associata a isolamento, distrazione e bassi rendimenti scolastici. Per non parlare, poi, dell’impatto negativo dell’uso di piattaforme sulla salute mentale degli adolescenti, rilevato di recente anche dal Joint Research Centre della Commissione Europea.