TREVISO - Un raptus scatenato dalla droga, tale da far perdere il controllo a un ragazzo poco più che ventenne e con già qualche problema alle spalle. Questa è una delle ipotesi attorno a cui stanno lavorando gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Davide Romanelli, per ricostruire il possibile movente alla base dell'omicidio di Sandra Casagrande. L'attenzione degli inquirenti è sempre focalizzata su Paolo Gorghetto, il 57enne sospettato di essere il killer di Sandra e iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio volontario. Un nome emerso dall'ombra dopo 35 anni di misteri, domande irrisolte, piste seguite e terminate nel nulla.

Ad accendere il faro su di lui una goccia di sangue trovata su una tenda accanto al corpo di Sandra. Era assieme ad altre cinque gocce, una schizzo di sangue provocato da una delle 22 coltellate sferrate con inaudita ferocia dal misterioso aggressore della pasticcera di Roncade. Colpi talmente forti da ferire anche lo stesso aggressore. E tra quelle cinque gocce di sangue, esaminate nel 2007 dagli specialisti di genetica dell'Università di Padova, quattro sono risultate appartenere a Sandra e una a un uomo misterioso. Oggi, l'esame del Dna fatto a distanza di anni, dice che quella goccia misteriosa sarebbe di Gorghetto. La Procura vuole capire come c'è finito lì, nel cuore della scena di un delitto efferato.Sandra Casagrande, il ricordo del nipote Gianni: «Mi fece vedere sulla ​porta la scritta 'Ti vo(g)lio'» VIDEO La ricostruzione Da qui parte la ricostruzione di quello che accadde la sera del 21 gennaio 1991 a ridosso della piazza principale di Roncade, dove si trovava la pasticceria Due Torri di Sandra Casagrande che, tra l'altro, abitava proprio sopra. Al momento sono supposizioni, ipotesi di lavoro da concretizzare mettendo assieme vari elementi. Quella sera l'attività era chiusa ma nel locale, scoprirono i primi carabinieri arrivati sul posto dopo l'omicidio, era stato preparato un tavolino per un aperitivo come se fosse atteso qualcuno e sul bancone c'era una guantiera di paste incartata a metà. L'ipotesi è che il misterioso killer passasse per la piazza e venisse attirato dalla luce accesa della pasticceria. Poco più che ventenne, probabilmente alterato da qualche sostanza stupefacente, si sarebbe avvicinaato al locale bussando alla porta.Sandra Casagrande, l'imprevisto nelle indagini sul cold case: analisi anche sul gemello di Paolo Gorghetto per scagionarlo La furia Sandra, che era al piano superiore e si stava preparando un bagno visto che la vasca venne trovata piena d'acqua, scese ad aprire. Sicuramente davanti si trovò qualcuno di noto. Lo fece entrare credendo a una scusa, probabilmente la richiesta in extremis della guantiera di paste poi trovata intonsa sul bancone. Per gli investigatori ad entrare fu proprio Gorghetto. Non è chiaro cosa potrebbe aver scatenato la furia: un rimprovero, una parola detta male, oppure il rifiuto di un approccio sessuale. Qualcosa, secondo l'ipotesi investigativa, scatenò la reazione dell'allora ragazzo già alterato di suo dall'assunzione di sostanze stupefacenti. Gorghetto, negli anni seguenti, quando mai nessuno nemmeno ipotizzava il suo coinvolgimento nel delitto, ha avuto vari problemi con la droga e non solo.In quel lontano 1991, all'interno della pasticceria, si scatenò l'inferno. Sandra venne colpita prima con un coltello, poi con la forbice con cui probabilmente stava confezionando la guantiera. Colpi sferrati con violenza, con un accanimento tale da martoriare il cadavere poi trovato in un lago di sangue. E gli schizzi finirono ovunque, soprattutto sulla tenda vicina al punto dove è stato trovato il cadavere. Ma solo undici anni dopo, nel 2007, con tecniche investigative più raffinate, venne isolato il Dna di un uomo rimasto anonimo.Nel 2016 Gorghetto venne arrestato per un altro reato, un aggressione a pubblico ufficiale, e passò qualche giorno in carcere. In quell'occasione gli venne fatto un tampone per estrarre in Dna da inserire nella banca dati nazionale del Ris. E dopo altri dieci anni, nel novembre scorso, è stata scoperta la concordanza tra il Dna trovato nella pasticceria e il suo. Da lì, nel più assoluto riserbo, la Procura ha riaperto il caso dando mandato ai carabinieri di indagare. L'otto maggio scorso, dopo una serie di accertamenti, Gorghetto è stato quindi portato nella centrale di via Cornarotta per essere sottoposto a un altro tampone per un'ulteriore verifica, ancora una volta risultata positiva. Da qui l'iscrizione nel registro degli indagati e il primo interrogatori davanti al Pm dove Gorghetto si è avvalso della facoltà di non rispondere. Verrà risentito nei prossimi giorni. Intanto venerdì arriveranno a Treviso gli esperti del Ris per esaminare un'altra volta tutti i reperti.