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Gianni Favero

Treviso, la donna uccisa nel suo negozio nel 1991. Il paese sorpreso e scettico dopo la riapertura dell'indagine grazie al Dna

Sarà vero? Il ragazzo di 22 anni che massacra la pasticciera nel suo negozio una fredda sera di fine gennaio di 35 anni fa e scappa indisturbato nel buio e poi resta a guardare chi, per i successivi tre decenni punta il faro in altre direzioni: sarà davvero un finale convincente per il delitto irrisolto incistato nella storia di Roncade? È lui l’assassino? Lo abbiamo preso? L’indomani il paese è oggettivamente un po’ scettico, un po’ sorpreso ma in fondo anche un po’ indifferente. Primo perché per ricordarsi con una certa nitidezza di Sandra Casagrande e del suo negozio sotto il portico occorre avere almeno 50 anni, una discreta memoria e, non ultima, la voglia di rinfrescarla su questo brutto capitolo. Secondo perché a raccontarla per bene a chi allora non fosse ancora nato ci vuole mezza giornata, e con gli standard di mantenimento dell’attenzione di oggi è di fatto inutile. Terzo, infine, perché anche chi si metta d’impegno a ricostruirla, inizia a sentirsi a disagio, ascoltato con scetticismo, sente di somigliare ai propri nonni che parlavano della vita in trincea nella Grande Guerra.