RONCADE (TREVISO) - Venne uccisa nella sua pasticceria con ventidue pugnalate trentacinque anni fa: l’identità di chi era con lei quella sera riemerge soltanto ora a partire da una traccia biologica lasciata sulla tenda della bottega della vittima. Si tratta di Paolo Gorghetto, originario di San Cipriano e residente a Cendon di Silea, una persona che non era mai stata presa in considerazione prima e che all’epoca dei fatti aveva solo 22 anni. Ora che ne ha 57, completati gli accertamenti, potrebbe trovarsi a dover rispondere per omicidio volontario aggravato.

La svolta È la clamorosa svolta di uno dei cold case più segnanti e complessi della provincia di Treviso, quello dell’omicidio di Sandra Viel Casagrande, 44enne trovata morta in una pozza di sangue tra le 22 e le 23 il 19 gennaio 1991 sotto i portici di via Roma a Roncade. Un delitto brutale avvenuto in pieno centro, rimasto finora impunito ma con una folta rosa di sospettati che hanno vissuto le conseguenze dell’assenza di certezze investigative e dei sospetti di una comunità intera. I carabinieri sono arrivati all’individuazione dell’indagato, già noto per precedenti legati alla droga, da una macchiolina su un lembo della tenda. Confrontando il materiale biologico presente sul tessuto con altri riscontri all’interno della banca dati genetica in uso all’Arma, è emerso come corrisponda precisamente al profilo di Gorghetto, pregiudicato per stupefacenti e arrestato qualche anno fa. Nell’aggredire la pasticcera quella notte, prima spaccandole una bottiglia in testa, poi colpendola al ventre con un coltello molto sottile (al punto di romperne la lama) e tappandole la bocca con un lembo di tenda, l’omicida si è tagliato alla mano. Prima di andarsene, aveva inferto altri colpi con una grande forbice. E, nonostante i presunti tentativi di depistare le indagini, “pulendo” la scena del crimine, dopo 35 anni dopo la giustizia bussa di nuovo alla porta. E forse alla porta giusta.L'omicidio Oggi, riferendosi al delitto di Sandra Casagrande, si parlerebbe di un femminicidio a tutti gli effetti. Fin dalle prime ore dell’indagine, i sospetti erano ricaduti immediatamente su un movente passionale, anche considerando la brutalità dell’aggressione e il contesto in cui era avvenuta. I carabinieri avevano quindi cercato l’assassino tra i profili degli uomini di mezz’età che la corteggiavano, non certo tra i ragazzi di 20 anni. Sandra era conosciuta in paese e frequentava diverse persone, alcuni delle quali avevano persino le chiavi di casa sua (l’appartamento sopra la pasticceria dove lei si trovava quella notte, prima di morire). Vedova da qualche anno, aveva perso il marito Luciano Vio nel 1980 per quello che era stato archiviato dalla Procura come un suicidio, nonostante la vittima fosse stata rinvenuta legata. Gli investigatori, inizialmente guidati dal pm Bruno Bruni, avevano ricostruito nei dettagli la sera del 29 gennaio 1991: la 44enne si era preparata un bagno caldo ma aveva sentito suonare il campanello. Era scesa, aveva riconosciuto l’ospite e lo aveva fatto entrare, per poi mettersi a preparare un vassoio di pasticcini. Poi l’orrore: tramortita da una bottigliata, era stata massacrata con un coltello, che poi si era rotto (la lama era rimasta conficcata nel petto) e poi con una forbice. L’assassino l’aveva colpita alzandole la maglietta sulle spalle ed evitando di colpire il seno, elemento che aveva rafforzato il movente passionale. Ad accorgersi del cadavere, quella stessa sera, era stato un altro commerciante, che però aveva dato molto tardi l’allarme.Le indagini Nessuno dei sospettati, inizialmente tre, poi dieci, è finito sul banco degli imputati. Non c’erano sufficienti elementi. Tra di loro anche il maresciallo dei carabinieri Antonio Gentile, la cui posizione si era aggravata anche dopo una telefonata anonima alla trasmissione “Chi l’ha visto?” in cui si citava un uomo in divisa. Ma anche quella pista si era dimostrata un vicolo cieco. Dopo l’archiviazione, era stato il procuratore Antonio Fojadelli a riaprire il caso, disponendo la trasmissione di alcuni reperti ai laboratori dei Ris di Parma, tra cui anche un reggi-tende con la macchia che oggi ha reso possibile il match tra i campioni genetici di allora e quelli recuperati dopo l’arresto di Gorghetto. Parte delle prove erano andate distrutte, ma i risultati sono stati inseriti all’interno della banca dati. E così si è arrivati al nome del 57enne, con precedenti per droga, resistenza a pubblico ufficiale ma anche per stalking: per ora rimarrà a piede libero. Sono stati disposti nuovi esami per accertarne il coinvolgimento.