RONCADE (TREVISO) - Era il 29 gennaio del 1991, un martedì, quando Sandra Casagrande, ribattezzata dalle cronache la pasticcera di Roncade, venne uccisa con 22 coltellate nel suo negozio. Aveva 44 anni. Il suo caso, riaperto e poi nuovamente chiuso più volte, era rimasto uno dei più famosi casi irrisolti (i cosiddetti "cold case") della Marca. Perlomeno fino ad ora. La Procura di Treviso, con una clamorosa svolta, ha infatti riaperto l'indagine per quello che viene annoverato tra i più sanguinosi delitti del trevigiano. E lo ha fatto iscrivendo un nome nel registro degli indagati. È quello di Paolo Gorghetto, 57enne di San Cipriano di Roncade. A lui gli inquirenti, che parlano di svolta storica, sono arrivati tramite il confronto tra il suo dna e le tracce biologiche (di sangue prevalentemente) trovate sui vestiti di Sandra e su altri oggetti della pasticceria repertati dopo il delitto. Gli investigatori continueranno ora ad approfondire le corrispondenze fra i due profili genetici. Per la prossima settimana sono previste ulteriori analisi di laboratorio a cura dei Ris di Parma.

Chi è Paolo Gorghetto, padre, separato, residente a Silea, è un nome nuovo rispetto ai sospetti degli inquirenti dell'epoca. Estraneo rispetto a quanti erano finiti allora sotto la lente degli investigatori (tra i principali sospettati, ma mai formalmente indagato, vi era l'allora maresciallo dei carabinieri Giuseppe Gentile). Gorghetto nel 1991 era poco più che ventenne. Ai servizi sociali del Comune dove oggi risiede è un volto noto: lo avevano seguito per alcune questioni familiari insieme all'ormai ex moglie, originaria di Spresiano ma residente anche lei a Silea.Sandra Casagrande, svolta dopo 35 anni sull'omicidio della pasticcera: indagato un 57enne. Nuovi accertamenti sul dna L'arresto e le corrispondenze Il 57enne aveva lavorato per un periodo al Mercato Ortofrutticolo all'ingrosso di Treviso. Era solito spostarsi in bici per il paese. Chi lo conosce racconta che, nonostante il vissuto travagliato e i problemi di droga, Gorghetto si era pian piano rimesso in carreggiata negli ultimi anni. Oggi ha una casa, vive da solo in un alloggio popolare. Pochi anni fa tuttavia il 57enne, sul quale pendeva anche una denuncia per stalking nei confronti dell'ex moglie, era finito in manette per resistenza a pubblico ufficiale. È da quell'arresto che poi è partito tutto. Il suo dna è finito nella banca dati nazionale. Ed è stato proprio dal confronto tra quel profilo genetico e alcune tracce biologiche repertate sulla scena del delitto e conservate per anni tra il materiale sequestrato dopo l'omicidio che è nata la svolta investigativa. Un ruolo fondamentale lo ha svolto il nucleo investigativo dei carabinieri di Treviso di concerto con l'aliquota della sezione di polizia giudiziaria della Procura trevigiana che si è fortemente impegnata per un ulteriore approfondimento delle indagini. Che appunto sono state riaperte dalla Procura di Treviso formalmente lo scorso anno. Alla luce di questi nuovi sviluppi investigativi, il 57enne, che per ora è appunto indagato, è stato interrogato dagli inquirenti in merito al delitto, assistito da un avvocato, come da garanzia. L'uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere, rimanendo in silenzio davanti agli inquirenti.Le analisi Come detto, la svolta investigativa nasce da ulteriori analisi scientifiche eseguite sui reperti. Si parla in particolare dei vestiti della vittima, trovata senza vita all'interno della pasticceria "Due Torri" di Roncade, dove lavorava, e di altri oggetti della pasticceria repertati dagli investigatori dopo il delitto. Tra questi vi è anche un pezzo di tenda usato, secondo quanto ricostruito, per tappare la bocca a Sandra, sul quale sono state trovate macchie di sangue e saliva. Ma ci sono anche le ormai famigerate banconote da 10mila lire macchiate di sangue rinvenute nel distributore di benzina self service di Biancade. Quella sera del 29 gennaio, tra le 22 e le 23, qualcuno si presentò alla porta della pasticceria, che era chiusa. Sandra fece entrare il suo assassino il quale prima l'ha stordita con un colpo in testa, sferrato con una bottiglia, e poi l'ha colpita tra collo e seno per 22 volte. Dalle tracce di sangue repertate sulla scena del delitto e conservate per anni tra il materiale sequestrato dopo l'omicidio è stato isolato un profilo genetico maschile, rimasto per lungo tempo senza un nome. Perlomeno, finché il dna di Paolo Gorghetto non è finito nella banca dati nazionale dei profili genetici. Da un successivo confronto fra i profili e da ulteriori accertamenti degli investigatori, sviluppati attraverso moderne tecniche di indagine genetica, è nata la svolta nelle indagini. Le verifiche investigative proseguono: dalla prossima settimana, con l'ausilio dei Ris di Parma, verranno rinnovati tutti gli accertamenti tecnico scientifici e verrà approfondita la comparazione tra i profili genetici.