RONCADE (TREVISO) - Analisi scientifiche approfondite, ma su un numero limitato di reperti: alcuni infatti vennero distrutti. Per comprendere nuovi elementi che possano ricondurre al 57enne Paolo Gorghetto (oppure che possano scagionarlo), gli esami dei Ris prenderanno in considerazione il reggitende, le armi del delitto e le altre tracce biologiche presenti quella sera all'interno della pasticceria di via Roma dove venne assassinata la 44enne Sandra Casagrande. Ma alcuni dei reperti più importanti sono andati distrutti e compromessi. E non per errore.

Le carte Gli inquirenti disposero la distruzione degli abiti di Casagrande con provvedimento del 15 marzo 1991 (quindi meno di due mesi dopo il fatto), elementi di prova che oggi, con le potenzialità dei riscontri sul dna, sarebbero fondamentali per far luce sul mistero irrisolto. "Pregasi voler autorizzare personale di questo Nor - cita l'atto - a procedere all'incenerimento dei sottonotati oggetti repertati la sera del 29 marzo 1991 all'interno della pasticceria appartenuta in vita da Casagrande Sandra. Ciò si richiede in quanto gli indumenti intrisi di sangue emettono un sgradevolissimo odore non sopportabile, quindi non potrà essere confezionato l'eventuale plico da depositare presso codesto Tribunale. Si rimane in attesa dell'autorizzazione". E poi la lista degli oggetti da distruggere: "Un impermeabile plastificato di colore azzurro. Un camice di colore rosso in stoffa. Due paia di pantofole rispettivamente di colore rosso e blu. Una gonna in stoffa. Un paio di collant. Biancheria intima (Mutande-reggiseno e maglietta)". Il documento è stato firmato e una voce a pennarello, in basso, cita: "Visto, si autorizza la distruzione".Le indagini dell'epoca Una delle tante stranezze di un caso pieno di ipotesi, ma rimasto per anni senza prove concrete. All'epoca, del resto, le tecniche investigative erano molto diverse: a metà degli anni '90 si iniziò a utilizzare il luminol per individuare tracce di sangue, mentre le analisi genetiche non erano ancora sviluppate come oggi. Per quanto riguarda Paolo Gorghetto c'è un unico dato oggettivo: il suo sangue era all'interno della pasticceria e lui, per ora, non ha saputo spiegare il perché. A rafforzare questo aspetto c'è il fatto che la macchia è collegata con quella precisa sera. Per ora non è stato individuato nessun altro legame tra la vittima e il 57enne, ora indagato a piede libero per omicidio volontario. Il roncadese, originario di San Cipriano, conosceva la pasticceria e qualche volta veniva a comprare le paste, ma come tanti altri. Per ora è stato il silenzio. Presto verrà risentito dopo l'arrivo degli esiti degli esami di riscontro. A quel punto la Procura valuterà come procedere valutando se questi indizi siano o meno sufficienti per sostenere un'accusa in giudizio.