di Gabriele Principato

Lo chef dell'«Osteria Francescana» di Modena ricorda una conversazione con il fondatore di Slow Food, scomparso giovedì scorso: «Ha contribuito a cambiare il mio modo di vedere il ruolo della cucina nel mondo»

«Ricordo molto bene quando andai a trovarlo a Pollenzo nel 2014, un anno prima dell’Expo di Milano...». Fa un salto indietro nel tempo di dodici anni Massimo Bottura nel ricordare Carlo Petrini: Carlin, il fondatore del movimento internazionale di Slow Food. Lo chef alla guida dell’«Osteria Francescana», ristorante tre stelle Michelin a Modena, insegna oggi simbolo globale di un approccio alla cucina etico, sostenibile e capace di raccontare le eccellenze dell’Italia, ricorda bene quell’incontro. La conversazione di quel giorno ha partecipato a plasmare le idee che hanno portato ad alcune delle sue iniziative più importanti in campo sociale e solidale.

Cosa successe?«Stavamo facendo un’intervista insieme e ad un certo punto, quasi con rabbia, Carlo disse una frase che non ho mai dimenticato: “Questa Esposizione universale rischia di diventare un grande supermercato del futuro. Oggi sul pianeta siamo sette miliardi e mezzo di persone, produciamo cibo per dodici miliardi, eppure sprechiamo circa il 33% di ciò che produciamo mentre centinaia di milioni di persone soffrono ancora la fame”».