PADOVA - Quanto accaduto una settimana fa con l’arresto di Francesco Saviane, l’ex docente del Barbarigo e animatore in diverse parrocchie della provincia, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di sette violenze sessuali su minore, compiute tra il 2017 e l’1 marzo 2026, ha «ferito» la Chiesa padovana. Lo ha detto il vescovo Claudio Cipolla in un’intervista al Tg3 Veneto nella quale ha ammesso che, al di là dello scandalo, «l’altro problema» riguarda don Cesare Contarini, il parroco di San Lorenzo di Albignasego che ha ospitato Saviane nella sua canonica dando anche la disponibilità della casa per gli arresti domiciliari del 37enne.
Il vescovo «Ho chiesto a don Cesare, anche se con sofferenza, di lasciare la parrocchia e quindi penso che nel giro di poco tempo la lascerà – ha continuato monsignor Cipolla – Ho anche messo per iscritto questa mia esigenza». Una presa di posizione forte che risponde all’«esigenza del fare di più» citata dallo stesso vescovo Claudio al microfono della Rai come risposta alla comunità di Albignasegno e come a dire che non bastava aver allontanato, già nel 2023, Saviane da tutti gli incarichi legati alla Diocesi. «Condividiamo la preoccupazione con loro» ha detto il presule.Le indagini Intanto a una settimana di distanza dall’arresto, gli agenti della Squadra mobile stanno finendo di sentire tutte le persone che, negli ultimi anni, possano aver avuto a che fare con il 37enne ex docente di religione al Barbarigo e animatore in alcune parrocchie della provincia. Tutto era partito grazie a un professore di un istituito della periferia di Padova che aveva raccolto il racconto di un 17enne che si era trovato nel letto Saviane durante un viaggio con la sua parrocchia a Firenze e aveva portato le sue parole in Procura. Al momento, dopo l’esplosione mediatica del caso e le telefonate preoccupate dei genitori agli uffici della Questura, non ci sono state altre denunce formali di episodi passati e dal canto suo la difesa dell’ex professore, affidata all’avvocato penalista Ernesto De Toni, ha evitato di fare ricorso al Riesame per la sostituzione della misura degli arresti domiciliari che il trevigiano Saviane, da mercoledì mattina, sta trascorrendo in un’abitazione al di fuori della provincia di Padova, dopo che nella parrocchia di San Lorenzo di Albignasego si era alzato il putiferio alla notizia che fosse ospite nella canonica del parroco don Cesare Contarini.Le accuse Stando al lavoro completato dagli agenti della Questura, coordinati dal pm Dini, le avances ai ragazzi che gli erano affidati, tanto da professore quanto da animatore, sono iniziate nel 2017 per chiudersi a marzo scorso con un conto finale di 7 ragazzini adescati. Una delle vittime era stata approcciata in due occasioni: aveva 13 anni quando, nel marzo 2017, nei locali di una parrocchia del Piovese, Saviane lo aveva fatto sedere sulle sue gambe e gli aveva accarezzato le cosce. Sempre lo stesso adolescente aveva subìto le attenzioni morbose dell’animatore a maggio 2017 durante una gita in una località di mare, quando gli aveva accarezzato il viso e il petto con insistenza. A gennaio 2019 sue vittime erano state due ragazzine entrambe avvicinate da lui, abbracciate da dietro con stretti contatti tra le sue parti intime e i loro glutei, fino a palpeggiamenti sui seni acerbi e baci sulle guance. Sempre a gennaio 2019 aveva leccato il collo a un suo alunno minorenne e aveva strusciato su di lui i propri genitali. Cosa ripetuta a novembre 2022 con un altro adolescente. Stesso mese, nuova vittima: uno studente accarezzato nella zona dell’inguine con apprezzamenti ad alta voce. Fino all’ultimo episodio quando durante un’esperienza in Toscana, l’1 marzo, si introduceva nel letto di un minorenne di cui era stato padrino di cresima e lo aveva costretto a subire palpeggiamenti prolungati nelle parti intime.La difesa Tutte accuse che Saviane ha respinto in maniera puntuale martedì mattina nel corso dell’interrogatorio di garanzia in tribunale bollando ogni atto come «interpretazioni» e «fraintendimenti». «Francesco Saviane ha risposto alle domande che gli ha fatto il giudice – ha spiegato più volte l’avvocato Ernesto De Toni – ha negato i fatti che gli vengono contestati e si è reso disponibile ad ogni accertamento da qui alla fine dell’inchiesta».















