La scena di Trump e Putin che, a pochi giorni di distanza, attraversano la Grande Sala del Popolo racconta che il mondo non è ancora diventato cinese, ma sempre più crisi globali passano ormai da Pechino. La sequenza Trump-Putin può essere letta attraverso quattro aspetti principali: la geopolitica del protocollo cinese; il nuovo equilibrio tra Pechino, Usa e Russia; le vulnerabilità strategiche della Cina; la transizione verso un ordine internazionale privo di un egemone stabile. Innanzitutto il protocollo. In Cina il cerimoniale non è forma, ma gerarchia politica. Nella tradizione confuciana il “li” – il rito – rende visibile l’ordine del potere. Nulla è casuale. Trump è stato accolto dal vicepresidente Han Zheng e ricevuto a Zhongnanhai, cuore del potere cinese. Putin da Wang Yi, ministro degli Esteri ma, soprattutto, uomo chiave della diplomazia del Partito. Massimo riconoscimento protocollare agli Usa; rapporto più consolidato e strategico con Mosca. Trump ha soggiornato al Four Seasons: business globale e interdipendenza commerciale. Putin ancora una volta nella Diaoyutai State Guesthouse, la residenza riservata dal Partito-Stato ai rapporti strategici più consolidati. Qui il protocollo significa continuità politica, familiarità e consuetudine di potere.
L’ordine globale ridisegnato in Cina. Le crisi internazionali passano da qui
Le visite dei presidenti di Stati Uniti e Russia confermano la fine del mondo unipolare












