Il palcoscenico della Grande Sala del Popolo di Pechino si trasforma nel baricentro di un nuovo ordine multipolare che sfida apertamente la dottrina geopolitica della Casa Bianca. Il vertice bilaterale tra il presidente cinese Xi Jinping e il leader russo Vladimir Putin ha sancito un ulteriore e profondo arroccamento diplomatico e militare, formalizzato in una dichiarazione congiunta che attacca frontalmente le recenti mosse dell’amministrazione Trump. Al centro del documento, la ferma e condivisa deplorazione per le operazioni belliche in Medio Oriente e per le manovre di destabilizzazione politica nell’emisfero occidentale, segnali interpretati dai due colossi come un tentativo di imporre un’egemonia globale ormai fuori tempo massimo.

L’affondo contro gli Stati Uniti e la condanna sui casi di Iran e Venezuela

Il passaggio più critico e di rottura diplomatica della dichiarazione congiunta tocca direttamente i dossier caldi di Teheran e Caracas. Pechino e Mosca hanno espresso una posizione di totale condanna, denunciando in modo esplicito la condotta statunitense sullo scacchiere internazionale. I due leader stigmatizzano fermamente “attacchi militari traditori contro altri Paesi, l’uso ipocrita dei negoziati come copertura per preparare tali attacchi, l’assassinio di leader di Stati sovrani, la destabilizzazione della situazione politica interna di questi Stati e la provocazione di un cambio di regime”. Il riferimento ai recenti sviluppi in America Latina è altrettanto perentorio, laddove il documento contesta apertamente “il rapimento sfacciato di leader nazionali per processarli”, un’azione che, secondo la visione comune dei due presidenti, arreca “danni irreparabili alle fondamenta dell’ordine mondiale”.