Più che una visita di Stato, un esercizio di geometria geopolitica. Vladimir Putin è arrivato a Pechino convinto di dover consolidare quello che il Cremlino definisce il rapporto bilaterale più importante del pianeta. Xi Jinping lo ha accolto con tutti gli onori: cerimonia nella Grande Sala del Popolo, 21 colpi di cannone, firma di 21 documenti e due dichiarazioni congiunte. Dietro l'apparato scenografico, si conferma però una realtà in cui i rapporti di forza pendono ormai dalla parte della Cina, tanto che non è ancora arrivato il via libera definitivo al super gasdotto Power of Siberia 2, il tema forse più caro alla Russia.
Xi e Putin hanno firmato una dichiarazione congiunta per rinnovare e rafforzare il Trattato di buon vicinato e cooperazione strategica, oltre a un documento a sostegno della costruzione di un ordine internazionale multipolare e di un «nuovo tipo di relazioni internazionali». Formalmente si tratta dell’ennesimo salto di qualità di una partnership che Pechino definisce «Partenariato Strategico Globale di Coordinamento per una Nuova Era», il livello più elevato della diplomazia cinese. Xi ha parlato di «sviluppo accelerato» della cooperazione bilaterale, Putin invece di una relazione «autosufficiente», «senza precedenti» e capace di costituire un modello per il resto del mondo.











