L’arrivo di Vladimir Putin in Cina segna un’ulteriore affermazione della centralità di Pechino sullo scacchiere internazionale, ma per i russi è un confronto diretto con gli Usa e un tentativo di realizzare accordi miliardari sul petrolio. L’argomento principale del vertice odierno sarà il gasdotto Power of Siberia 2, che dovrebbe portare il gas russo dall’Altai (Siberia nord-occidentale) al Nord-est della Cina. Si parlerà di Ucraina, di Iran, delle relazioni con Washington, ma la maggior parte degli analisti concorda con il fatto che Putin vorrà portare a casa un risultato concreto.
NON SOLTANTO la «relazione senza limiti» che per il Cremlino è sempre stata un cavallo di battaglia da sventolare come emblema del Nuovo ordine mondiale, ma un passaggio concreto, sottolineato dalla delegazione russa. Oltre a 8 ministri, tra cui il titolare degli Esteri Sergei Lavrov, 5 vice-primi ministri, il consigliere onnipresente Yuri Ushakov e il portavoce Dmitri Peskov, a Pechino sono atterrati con il presidente gli amministratori delegati di Rosneft (petrolio) e Gazprom (gas), Rosatom (nucleare) e Roscosmos (spazio) e la presidente della Banca centrale russa Elvira Nabiullina. Una squadra così si mobilita solo in occasioni importantissime. Alexei Likhachev, il capo di Rosatom, alla vigilia del colloquio con Xi Jinping ha inoltre dichiarato che il suo governo ha preparato «tre memorandum d’intesa da firmare» uno con l’Autorità per l’energia atomica cinese, uno per le attività nel settore della ricerca termonucleare e un terzo sulle attività in «campi di ricerca avanzata e innovativa». Per Ushakov il clou della visita sarà «un colloquio informale con Xi sulle questioni internazionali più urgenti», riferisce l’agenzia russa Tass.










