La missione in Cina con l’entourage politico-industriale: Mosca spinge su un modello in cui diplomazia, grandi imprese energetiche e industria strategica operano come un unico corpo statale nel confronto con Xi Jinping e il capitalismo occidentale

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La visita di Vladimir Putin a Pechino per incontrare Xi Jinping non è soltanto un appuntamento diplomatico bilaterale, ma una messa in scena altamente codificata del modello di potere russo nel suo rapporto con la Cina e, indirettamente, con l’ordine globale dominato dalla competizione tecnologica e finanziaria. La composizione della delegazione, così come emerge in queste ore, non segue la logica della “rappresentanza economica diffusa” tipica delle missioni occidentali, ma quella di una catena verticale in cui Stato, sicurezza ed energia formano un unico blocco decisionale.Per la visita di Stato di due giorni, il leader russo è accompagnato da un seguito di ministri del governo e dagli amministratori delegati delle più grandi aziende statali e private russe. La delegazione comprende l'amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin, l'amministratore delegato di Gazprom, Alexei Miller, e il magnate dell'alluminio Oleg Deripaska, nonché i vertici della società statale di sviluppo VEB, dell'agenzia nucleare Rosatom e dell'agenzia spaziale Roscosmos. Anche l'amministratore delegato di Sberbank, German Gref, l'amministratore delegato di VTB Bank, Andrei Kostin, e la governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, sono in viaggio, insieme a cinque vice primi ministri e otto ministri del governo. "Non siamo in competizione con nessuno nella composizione delle nostre delegazioni", ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. "Stiamo sviluppando relazioni indipendenti e molto sfaccettate con la Cina".Putin intende rilanciare i suoi sforzi per convincere Xi a portare a termine il progetto del gasdotto Power of Siberia 2, attualmente in fase di stallo. Il percorso proposto attraverso la Mongolia consentirebbe il trasporto annuale di 50 miliardi di metri cubi di gas naturale russo dalla penisola di Yamal alla Cina settentrionale. Il consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, ha confermato questo obiettivo della missione cinese, dichiarando ai giornalisti che il progetto sarebbe stato "discusso in dettaglio... e ci impegniamo a discuterne seriamente".Lo Stato come architettura totale: la logica della delegazione russaNel caso russo, il primo livello della delegazione che accompagna Putin è quello politico-diplomatico, dominato dal Ministero degli Esteri e dai principali architetti della politica internazionale del Cremlino. In questa cornice la diplomazia non è uno spazio negoziale autonomo, ma la traduzione operativa di una strategia già definita al vertice politico. Figure come il ministro degli Esteri e i principali consiglieri di politica estera non agiscono come mediatori tra interessi diversi, ma come esecutori di una linea unitaria che ha nella leadership presidenziale il suo unico centro di gravità. Il secondo livello è quello energetico, che costituisce il vero cuore materiale della relazione tra Russia e Cina. Le grandi aziende del settore oil & gas e delle risorse strategiche non operano come attori indipendenti nel senso occidentale del termine, ma come estensioni funzionali dello Stato. I loro vertici, pur essendo formalmente manager industriali, agiscono dentro un perimetro politico definito, dove le scelte economiche coincidono con obiettivi geopolitici. In questo senso, la loro presenza nella delegazione non rappresenta il “capitale che accompagna lo Stato”, ma lo Stato che si manifesta attraverso il capitale energetico.Il terzo livello riguarda l’industria strategica e la dimensione tecnologico-militare, dove il confine tra economia civile e sicurezza nazionale tende a scomparire del tutto. Anche quando sono presenti CEO o dirigenti industriali, si tratta di figure integrate in una logica di capitalismo di Stato, in cui la funzione primaria non è la massimizzazione del profitto globale, ma il sostegno alla resilienza economica e strategica del sistema politico russo. L’insieme di questi tre livelli produce una delegazione che è, più che una coalizione di interessi, una struttura unitaria dello Stato esteso.Il modello americano: reti globali e sovrapposizione tra impresa e geopoliticaSebbene Trump avesse con sé una delegazione di importanti dirigenti americani il Cremlino ha presentato il proprio viaggio come il riflesso di una "partnership strategica privilegiata e speciale". Se si osserva questo schema in controluce rispetto alla delegazione americana a Pechino, il contrasto diventa immediatamente strutturale. Nel caso statunitense, infatti, la presenza di figure come Elon Musk o Tim Cook non indica un’estensione dello Stato, ma la coesistenza di poteri autonomi che partecipano direttamente alla definizione dell’agenda internazionale.Musk incarna la dimensione infrastrutturale della sovranità tecnologica, in cui mobilità spaziale, comunicazioni satellitari e intelligenza artificiale diventano strumenti di influenza geopolitica quasi indipendenti dal controllo diretto dello Stato. Cook, invece, la centralità delle supply chain globali, dove la produzione hardware e la dipendenza industriale da specifiche aree del mondo trasformano un’impresa in un attore sistemico delle relazioni internazionali. E ancora, un una figura come Jensen Huang, con Nvidia, si colloca ancora più in profondità nella struttura del potere contemporaneo, poiché il controllo dei semiconduttori avanzati significa controllo delle capacità computazionali su cui si regge l’intelligenza artificiale globale.Accanto a questi attori tecnologici, la presenza di figure della finanza come Larry Fink o David Solomon introduce un secondo livello di influenza: quello del capitale come infrastruttura geopolitica. Qui la diplomazia non riguarda più soltanto Stati o imprese, ma la gestione dei flussi finanziari globali, dei mercati e della liquidità internazionale. Il risultato è un sistema in cui la politica estera non può più essere separata dal comportamento di attori privati che operano su scala planetaria.Due forme di potere globale: verticalità sovrana contro rete interdipendenteIl confronto tra la delegazione di Putin e quella di Trump a Pechino mette in luce due modelli profondamente diversi di organizzazione del potere nel XXI secolo. Nel caso russo, lo Stato rimane il soggetto totale: integra diplomazia, energia e industria in un’unica architettura verticale, dove la coerenza strategica prevale sulla pluralità degli attori. Nel caso statunitense, invece, il potere appare distribuito in una rete complessa in cui attori privati globali non solo partecipano alla politica estera, ma in molti casi la condizionano attraverso il controllo di tecnologie, capitali e infrastrutture digitali.Questa divergenza produce due stili di presenza internazionale radicalmente diversi. Putin si presenta a Pechino come vertice di uno Stato che parla con una sola voce, quella della sua struttura politico-energetica. Trump, appare invece al centro di un ecosistema in cui politica, tecnologia e finanza si sovrappongono senza mai fondersi completamente, creando un sistema più dinamico ma anche più frammentato.