Otto ministri, la governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, direttori di imprese di Stato, presidenti di banche e dirigenti di gruppi industriali: è una delegazione vastissima quella che Vladimir Putin guiderà a Pechino, dove mercoledì incontrerà il presidente Xi Jinping. L'obiettivo, sottolinea il Cremlino, è sviluppare ulteriormente il partenariato strategico privilegiato" fra Cina e Russia, solo pochi giorni dopo la visita nella capitale del Dragone del presidente Usa Donald Trump, conclusasi con risultati incerti.

"La forza trainante della cooperazione economica" fra Pechino e Mosca è "il settore energetico", ha sottolineato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, annunciando che Putin e Xi discuteranno "nei dettagli" il Power of Siberia 2. Si tratta di un gasdotto che dovrà collegare i giacimenti della Siberia occidentale alla Cina settentrionale, garantendo a Pechino la fornitura di 50 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Una struttura che dovrebbe affiancarsi al Power of Siberia 1, in funzione dal 2019, capace di trasportare fino a 38 miliardi di metri cubi. Infrastrutture che sono quasi un monumento al cambiamento di strategia russa e alle nuove rotte, verso oriente, delle esportazioni di energia, dopo l'introduzione delle sanzioni europee contro Mosca seguite all'attacco all'Ucraina nel 2022. Non solo. La Russia, ha sottolineato Ushakov, "continua a mantenere il suo ruolo di fornitore affidabile" alla Cina di petrolio, anche nella tempesta che investe i mercati a partire dall'attacco israelo-americano all'Iran e alla chiusura di Hormuz.