Poco meno di 105 ore. È il tempo trascorso tra il decollo di Donald Trump e l’atterraggio di Vladimir Putin a Pechino. Qualche mese fa, qualcuno aveva immaginato persino un inedito trilaterale. Xi Jinping riceve invece i leader delle altre due grandi potenze mondiali da solo, ma con la successione più rapida della storia della Cina. «Solo una coincidenza», sostiene il Cremlino. «È la dimostrazione che siamo l’epicentro diplomatico globale, gli unici a dialogare con tutti», esultano però i media cinesi. La visita del presidente russo è iniziata poco prima delle 11 e mezza di sera e termina già oggi: meno di 24 ore, contro le circa 42 del viaggio di Trump. In aeroporto, cerimoniale pressoché identico: tappeto rosso, guardia d’onore militare e giovani con bandiere di Cina e Russia. A ricevere Putin è però il ministro degli Esteri Wang Yi, non il vicepresidente Han Zheng. A livello formale, dunque, accoglienza più elevata per Trump. Ma Han è una figura soprattutto cerimoniale, mentre Wang (che è anche a capo dell’ufficio diplomatico del Partito comunista) ha una proiezione più politica.

Putin ha trascorso la notte alla residenza di Stato Diaoyutai, la sede tradizionale usata per ospitare i leader stranieri. Trump aveva invece soggiornato nel lussuoso Four Seasons, nei pressi dell’ambasciata americana. Oggi, accoglienza ufficiale su piazza Tiananmen e vertice con Xi dalle 11 del mattino, seguito dalla visita a una mostra fotografica sulla storia delle relazioni tra Pechino e Mosca. Chiusura con colloqui informali durante una cerimonia del tè, che dovrebbe tenersi a Diaoyutai. Una scelta piuttosto standard rispetto al prestigioso accesso concesso a Trump nel giardino di Zhongnanhai, il quartier generale di Xi. «Lì si puntava a costruire fiducia, con Putin c’è un rapporto consolidato», spiega una fonte diplomatica. D’altronde, si tratta della 25ª visita del presidente russo in Cina, che ha incontrato Xi oltre 40 volte. Non servirebbero dunque grandi gesti simbolici, è il ragionamento.