Una settimana diplomatica affollata a Pechino. Nel giro di meno di sette giorni, al Grande Palazzo del Popolo, Xi Jinping ha ricevuto il presidente degli Stati Uniti e quello della Russia. Prima Donald Trump, in visita di Stato conclusa il 15 maggio 2026; poi Vladimir Putin, arrivato nella capitale cinese la sera del 19 maggio e accolto ufficialmente il 20 maggio. Nella politica internazionale, la sequenza conta quanto i contenuti. E questa sequenza dice una cosa semplice: la Cina vuole mostrarsi come il perno indispensabile di un sistema globale attraversato da guerre, attriti commerciali, crisi energetiche e rivalità strategiche.

Il vertice tra Xi e Putin aveva un obiettivo dichiarato: ribadire che il legame tra i due Paesi resta saldo, nonostante l’intensa attività diplomatica cinese con Washington e malgrado la pressione occidentale sulla guerra in Ucraina. Poco prima della visita, lo stesso Putin aveva definito i rapporti con Pechino a un livello “senza precedenti”, insistendo sul valore politico del partenariato ma soprattutto sulla sua profondità economica. Il ministero degli Esteri cinese aveva preparato il terreno sottolineando che si trattava della 25ª visita di Putin in Cina e che i due leader avrebbero discusso di relazioni bilaterali, cooperazione settoriale e principali dossier regionali e internazionali. Non è soltanto retorica: è la formalizzazione di una continuità strategica che entrambi vogliono esibire.