Quale altra capitale del mondo può vantarsi di aver accolto nell’arco di pochi giorni Donald Trump e Vladimir Putin, leader di due grandi potenze mondiali? La Cina è sicuramente fiera di aver dimostrato alla sua popolazione e al resto del mondo la centralità ritrovata, insieme alla potenza del paese e a quella del suo leader, Xi Jinping.
Per comprendere la situazione è giusto sottolineare che i due visitatori, lo statunitense e il russo, sono attualmente impantanati in due guerre catastrofiche, mentre il loro ospite cinese si presenta come rappresentante di una superpotenza in ascesa, polo di stabilità in un mondo preda di un grande disordine. La realtà è chiaramente più complessa, ma al governo di Pechino sicuramente non dispiace che questa sia l’immagine proiettata dalla sequenza diplomatica degli ultimi giorni.
Il rapporto tra la Cina e la Russia di Putin è evidentemente di un’altra natura rispetto a quello, carico di rivalità, tra Pechino e gli Stati Uniti (quale che sia il presidente di turno). Quello attuale è il venticinquesimo viaggio di Putin in Cina e il quarantesimo vertice tra Xi e il capo del Cremlino. A settembre abbiamo visto i due leader preparare insieme le crêpes al caviale e discutere di come si può vivere fino a 150 anni, ma è sul piano politico che il rapporto russo-cinese mostra la differenza principale rispetto a quello che entrambi hanno con Donald Trump.










