Prima Donald Trump, poi Vladimir Putin. Xi Jinping riceve in rapida successione i presidenti di Stati Uniti e Russia, ponendo la Cina come epicentro di una nuova triangolazione tra grandi potenze che rischia di lasciare esposti “tutti gli altri”, Europa inclusa. Dopo il summit con Trump, c'è dunque stato quello con Putin, entrambi a Pechino. Due incontri separati, ma con un unico sottile messaggio politico: la potenza asiatica vuole mostrare di poter dialogare simultaneamente con Washington e Mosca senza essere costretta a scegliere. E vuole raccontare che sono gli altri ad avere bisogno della Cina più di quanto la Cina abbia bisogno degli altri.Cina al centro della triangolazione tra Stati Uniti e RussiaNel giro di pochi giorni, Xi ha di fatto inviato messaggi differenti ai due interlocutori. A Trump ha fatto intendere che non riuscirà a separare la Cina dalla Russia. A Putin che Pechino parla comunque anche con Washington. La novità è che questa triangolazione non appare simmetrica. Durante la Guerra fredda, la triangolazione portata avanti da Nixon e Kissinger tra Washington, Mosca e Pechino era costruita attorno a una capacità americana di mettere i due rivali uno contro l'altro. Oggi, invece, è la Cina che prova a posizionarsi al centro, sfruttando contemporaneamente la crescente dipendenza russa e l'incertezza strategica statunitense.Il ritorno di Trump amplifica questa dinamica. La sua concezione transazionale delle alleanze produce effetti che vanno ben oltre i rapporti bilaterali con gli Stati Uniti. Se ogni relazione può essere rinegoziata, se ogni garanzia può diventare oggetto di trattativa, allora aumenta inevitabilmente l'insicurezza degli altri attori internazionali.L'Europa e gli alleati asiatici degli Stati Uniti osservano con qualche preoccupazione. Nella dichiarazione congiunta sino-russa, viene definito una "grave minaccia" il riarmo giapponese. Si esprime preoccupazione per le ambizioni nucleari europee. Si critica l'espansione di sistemi strategici statunitensi come il Golden Dome. Cina e Russia sembrano voler suggerire ai partner occidentali e asiatici una domanda molto precisa: cosa accadrebbe se Washington cambiasse priorità?Il rischio di un mondo a cerchi concentriciIl rischio per l'Europa è particolarmente evidente. Se il nuovo sistema internazionale viene organizzato sempre più attorno a rapporti diretti tra grandi potenze, il continente rischia di scoprire improvvisamente la propria fragilità strutturale. Per decenni, l'Unione europea ha prosperato all'interno di un ordine internazionale relativamente stabile, garantito dalla protezione a stelle e strisce e dalla globalizzazione economica. Ma nel nuovo contesto le logiche sembrano cambiate.L'Europa rischia di trovarsi esposta su due fronti, simultaneamente. Da un lato una Russia che continua a rappresentare una minaccia militare diretta. Dall'altro una Cina che, pur non esercitando pressioni militari sul continente, può utilizzare peso economico, catene del valore e dipendenze tecnologiche come strumenti di influenza.C'è chi crede che il mondo multipolare possa finire per organizzarsi a cerchi concentrici di potere, costruiti attorno ai grandi poli geopolitici. Chi resta fuori rischia di diventare oggetto delle dinamiche internazionali più che soggetto attivo. In quel caso molti Paesi, inclusi quelli europei, potrebbero scoprire di essere spettatori più che protagonisti.Putin-Xi Jinping: rafforzato l'allineamento politicoMa che cosa si è concluso concretamente durante la 25esima visita di Putin a Pechino? Sul piano politico e retorico l'intesa è stata ribadita con forza. I due leader hanno rinnovato il Trattato di amicizia e firmato una dichiarazione congiunta sul mondo multipolare. I documenti criticano apertamente sanzioni unilaterali, interventismo occidentale, espansione delle alleanze e uso politico dei diritti umani.La retorica riflette una narrativa consolidata: la convinzione che l'ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti sia in crisi e debba essere sostituito da un sistema più pluralistico. Sul piano pratico, i risultati appaiono meno significativi. Sono stati firmati in tutto 20 accordi bilaterali in diversi settori, tra cui investimenti, economia digitale, infrastrutture, trasporti, energia nucleare civile, istruzione e cultura. Spicca l'intesa per l'espansione di un collegamento ferroviario transfrontaliero, destinato a rafforzare il commercio via rotaia.L'obiettivo principale di Mosca è anche quello di rilanciare l'interscambio economico con Pechino, aumentato esponenzialmente dopo la guerra in Ucraina ma che pare aver raggiunto quasi un plateau. Tanto che nel 2025 è diminuito del 9,9%, in netta controtendenza con altre partnership della Cina.La dimensione tech degli accordi Cina-RussiaSpunta anche l'intenzione di dare maggiore spazio alla cooperazione in settori ad alto contenuto tecnologico. Nella dichiarazione congiunta, i due Paesi indicano tra le sfere di partnership anche intelligenza artificiale, economia digitale, infrastrutture avanzate, trasporti autonomi e ricerca scientifica. Cina e Russia hanno annunciato l'intenzione di ampliare la cooperazione nel settore della difesa, compresa l'applicazione militare dell'IA.Si ribadisce anche l'intenzione di rafforzare la cooperazione spaziale sino-russa. Il progetto simbolicamente più ambizioso è lo sviluppo congiunto di una Stazione Internazionale di Ricerca Lunare, già annunciato nei precedenti incontri. Per Pechino, la partnership con Mosca offre esperienza ereditata dall'epoca sovietica. Per la Russia, la cooperazione con la Cina rappresenta una via per compensare isolamento tecnologico e sanzioni occidentali.Un altro elemento chiave riguarda l'integrazione dei sistemi satellitari. Cina e Russia stanno lavorando da tempo all'interoperabilità tra Beidou e Glonass. L'obiettivo è ridurre dipendenze dal GPS americano e costruire infrastrutture autonome per navigazione, logistica e applicazioni militari. Anche nel settore dei trasporti emergono progetti su guida autonoma, porti intelligenti e corridoi logistici automatizzati.La Cina fa aspettare Mosca sul supergasdottoMa il vero test politico era rappresentato dal progetto Power of Siberia 2. Il gasdotto dovrebbe trasportare 50 miliardi di metri cubi di gas russo all'anno verso la Cina. Per Mosca si tratta di un'infrastruttura strategica fondamentale: dopo l'invasione dell'Ucraina e il deterioramento dei rapporti energetici con l'Europa, il mercato cinese è diventato essenziale.Da anni il Cremlino presenta il progetto come imminente. Anche questa volta sono arrivate formule già sentite: esiste un'intesa sui parametri fondamentali, compresi tracciato e costruzione. Ma Mosca ha ammesso che “restano ancora dettagli da definire”. E proprio quei dettagli sembrano essere il problema. Prezzi, flessibilità, volumi e condizioni economiche restano oggetto di negoziato. Questa assenza pesa forse più dei 20 accordi firmati, perché racconta il vero equilibrio del rapporto sino-russo.Dopo il 2022, la dipendenza economica russa dalla Cina è cresciuta. Pechino lo sa e sfrutta questa posizione. Il rinvio sul Power of Siberia 2 appare quasi come un promemoria geopolitico: la partnership è strategica, ma le condizioni vengono sempre più dettate da Xi. La crisi energetica internazionale e le tensioni su Hormuz sembravano poter accelerare l'accordo. Mosca sperava di trasformare il momento in leva negoziale. Xi ha invece scelto ancora prudenza.