Il 21 maggio torna IMPOSSIBILE, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, col tema “Investire nell’infanzia, investire nelle periferie”. Diffuso il dossier

Quanto conta il quartiere in cui si nasce? Che importanza hanno i luoghi fisici dove si cresce? All’interno di una stessa città, ci sono profonde disuguaglianze educative e sociali che spesso si tende a dimenticare. Nascere e crescere in un quartiere segnato da povertà materiale, educativa e lavorativa significa avviarsi sin da piccoli lungo una strada tutta in salita.

È quanto emerge da un’indagine di Save The Children, “I luoghi che contano. Infanzia e adolescenza nelle periferie urbane”, pubblicata in occasione di IMPOSSIBILE 2026, la biennale promossa dall’Organizzazione che rivela che solo il 36,5% dei tredicenni pensa di iscriversi al liceo, contro il 66,9% di chi vive in zone meno vulnerabili.

Nelle grandi città, nascere e crescere in un quartiere piuttosto che in un altro può segnare una grossa differenza: i bambini e le bambine e adolescenti che vivono nelle aree vulnerabili sono più esposti al rischio di povertà e di dispersione scolastica e hanno minori opportunità di accesso a spazi verdi e servizi ricreativi, con conseguenze sulle possibilità di un futuro più roseo.