Foto credits: Antonio Masiello per Save the Children

A Firenze quasi 4.700 ragazzi, tra bambini e adolescenti, vivono nelle aree più fragili della città con tassi di povertà e dispersione scolastica sensibilmente più alti rispetto alla media comunale. È quanto emerge dalla ricerca “I luoghi che contano”, pubblicata da Save the Children alla vigilia di “Impossibile 2026”, la biennale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in programma il 21 maggio a Roma. Secondo lo studio, nel capoluogo toscano sono 4.691 i minori residenti nelle cosiddette aree di disagio socioeconomico urbano, pari al 9,3% degli under 18 della città. Si tratta di otto zone individuate da Istat dove il 28,1% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa, contro una media cittadina del 17,4%. Particolarmente marcato il divario sul fronte dell’istruzione. Nelle aree più vulnerabili il 14,9% degli studenti delle scuole medie e superiori ha abbandonato la scuola o ripetuto almeno un anno scolastico. Una percentuale doppia rispetto alla media comunale che si ferma al 7,3%. Ancora più preoccupante il dato relativo alla dispersione implicita, il 22,2% degli studenti dell’ultimo anno delle medie risulta a rischio, contro il 9% del resto della città. Anche tra i giovani tra i 15 e i 29 anni emergono forti disuguaglianze. Nelle aree di disagio socioeconomico urbano fiorentine un giovane su quattro (25,6%) non studia e non lavora, rispetto al 17,5% registrato complessivamente nel comune. “Centoquarantaduemila bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città, dove spesso sono costretti a confrontarsi con gravi disuguaglianze socioeconomiche e territoriali. – afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children – È propri da questi luoghi che occorre partire per ridefinire le priorità politiche, perché un paese in cui il destino di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un paese che non investe sul proprio futuro”. L’organizzazione chiede interventi strutturali e risorse stabili per contrastare la povertà educativa e rilancia la proposta di istituire “presidi socio-educativi” nelle periferie più fragili: spazi pubblici sicuri e accessibili dove ragazze e ragazzi possano partecipare ad attività culturali, sportive e ricreative, ricevendo anche supporto educativo e psicologico. Dalla ricerca emerge inoltre il forte peso dello stigma sociale vissuto dagli adolescenti che abitano nelle periferie vulnerabili. Quasi uno studente su due ritiene infatti che il proprio quartiere venga giudicato negativamente dagli altri. Tra le richieste avanzate dai ragazzi ci sono maggiore sicurezza, più spazi di aggregazione, impianti sportivi, aree verdi curate e servizi di trasporto più efficienti. “Anche se segnato dalla povertà, il proprio quartiere per gli adolescenti è uno spazio ricco di senso e di legami – afferma Raffaella Milano, direttrice Ricerche di Save the Children - È urgente non solo potenziare concretamente le reti dei servizi, ma anche valorizzare i quartieri riconoscendo la loro identità e le loro risorse civiche”.