Redazione

19 maggio 2026 08:47

A Bologna nascere in un quartiere piuttosto che in un altro può cambiare il futuro. Lo raccontano i numeri della ricerca “I luoghi che contano” diffusa da Save the Children, che accende i riflettori sulle periferie fragili del capoluogo emiliano-romagnolo alla vigilia di Impossibile 2026, la biennale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.Secondo il report, a Bologna il 12,8% dei minori tra 0 e 17 anni vive nelle 12 Aree di disagio socioeconomico urbano individuate da Istat. Quartieri dove il tasso di povertà relativa delle famiglie arriva al 27,6%, quasi il doppio rispetto alla media cittadina del 15%.Registrati alla sezione Dossier BolognaTodayDispersione scolastica e bocciature: il gap tra centro e periferieIl dato che più colpisce riguarda la scuola. Nelle aree più fragili della città il 15,5% degli studenti delle scuole secondarie ha abbandonato gli studi o ripetuto l’anno scolastico. Nel resto di Bologna la media si ferma all’8,2%.Ancora più allarmante il rischio di dispersione implicita, cioè il fenomeno degli studenti che arrivano alla fine delle medie senza competenze adeguate: nelle scuole delle aree vulnerabili riguarda il 23,1% dei ragazzi, contro appena il 6% della media cittadina.A Bologna emerge anche un rischio di segregazione scolastica interno agli stessi istituti. La variabilità tra le classi terze delle scuole medie nelle aree fragili è infatti molto più elevata rispetto al resto della città, segnale di una forte concentrazione delle difficoltà educative in alcune sezioni.Neet e hikikomori. Se fosse proprio un videogame ad aiutare i ragazzi a uscire di casaUn giovane su quattro è NeetLe disuguaglianze continuano anche dopo la scuola. Nei quartieri più vulnerabili di Bologna quasi un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni, il 24,6%, non studia e non lavora. Nel resto della città il dato scende al 16,6%.Il report mette in evidenza come le periferie fragili siano spesso caratterizzate da minori opportunità educative, culturali e sportive, ma anche da una percezione diffusa di stigma sociale e insicurezza. A livello nazionale quasi la metà degli adolescenti che vive in queste aree ritiene che il proprio quartiere sia giudicato negativamente dagli altri.“Servono presìdi socio-educativi permanenti”Per Save the Children servono interventi strutturali e continui. L’organizzazione chiede una strategia nazionale di rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi territoriali dedicati a bambini e adolescenti.“Un Paese in cui il destino di una bambina o di un bambino dipende dal quartiere in cui nasce è un Paese che non investe sul proprio futuro”, afferma Daniela Fatarella, direttrice generale dell’organizzazione.Tra le proposte avanzate c’è la creazione di presìdi socio-educativi permanenti nelle aree più vulnerabili: spazi pubblici aperti tutto l’anno per attività culturali, sportive e ricreative, ma anche per supporto psicologico ed educativo.Bologna tra le città simbolo del divario urbanoIl report colloca Bologna dentro una tendenza nazionale che attraversa tutte le grandi città italiane. Nei 14 comuni metropolitani analizzati oltre 142mila minori vivono nelle aree di disagio socioeconomico urbano.Ma nel capoluogo emiliano-romagnolo alcuni indicatori, soprattutto quelli legati alla dispersione implicita, risultano particolarmente elevati anche rispetto ad altre città del Centro-Nord. Un segnale che, dietro l’immagine di città dinamica e benestante, racconta una Bologna sempre più divisa tra quartieri ricchi di opportunità e periferie dove il rischio di esclusione sociale inizia già dall’infanzia.Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday